sabato, 06 ottobre 2007
Eccovi qui, siete arrivate alla fine. Mi siete venute incontro inaspettate, mentre osservavo una scatola di tonno a un supermercato della standa, provando infine quello che sostengo da tempo, che non esiste spesa più deprimente che lì. Poche, violente, incontenibili. Indiscutibilmente lacrime. Sarà stata la nuotata in piscina, acqua che chiama acqua, e l'occhio del tonno sconsolato a scrutarmi.
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categoria:lettere dal fronte, still waters
domenica, 18 febbraio 2007
C'è qualcosa che non capisco. Ho ridotto nuovamente i tempi in piscina stamattina, bella lu. Ma non riesco a superare le 50 vasche. Immagino sia una specie di blocco mentale del cavolo, non so. Sono sotto i 38 minuti, una vasca in più che ci vuole? Due, così per sfizio, che ti costa? ma braccia e gambe si rifiutano, mi sollevo sul bordo e resto qualche secondo con le gambe che penzolano nell'acqua, già mi sono tolta la cuffia e ciao. Sarà che ci sono limiti che ci scegliamo con cura maniacale, ce li coltiviamo con pazienza infinita, con amorevole dedizione, sussurrandogli all'orecchio: "io non ti lascerò mai".
......
(Poi un giorno che sei distratta, così, senza pensarci, ti volti e toh, l'hai superato, il limite sta dietro di te. "Ma come, non era per sempre?" ti chiede lui deluso. Eh, amico, per sempre finchè dura
).
postato da: BellaLu alle ore 16:08 | Permalink | commenti (3)
categoria:still waters
domenica, 26 novembre 2006
Le prime bracciate sono toste e rabbiose, e hanno un ritmo disarmonico - bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro - Come se il corpo facesse a botte con l'acqua, ecco cos'è, e volesse stabilire chi è che comanda. Le gambe sono di legno, scoordinate, seguono un ritmo loro, devo starci attenta, distendi bene il braccio, tieni dritte le gambe, in fondo alla vasca mi giro e via, bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro, sono solo alla 6. L'orologio sopra la vasca mi guarda scettico, prendo nota dell'ora e controllo di sguincio i tempi ogni fine corsa. Che a dire il vero si sono nuovamente ridotti, sotto i 41' ormai, senza troppo sforzo, e la cosa mi diverte e mi stupisce. So che se voglio migliorare non devo iniziare così come faccio, troppo veloce per mantenere il ritmo, bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro, ma chi dice che voglio migliorare? e poi penso che mi merito quel po' di gesti rabbiosi, i muscoli hanno voglia di faticare, o forse vogliono scrollarsi di dosso i pensieri, le polveri sottili delle tensioni in ufficio, i minuti di piombo coi figli (Teo, ma quando studi? Dadà, dove sei stato?), Tad avvolto in un groviglio di fili. Mi sforzo di concentrarmi sul respiro (bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro, sono a 18) ma i pensieri nuotano vicino a me alla medesima velocità, chiedono strada. Hanno le facce di chi incontro ogni giorno, più raramente la faccia di chi non vedo da tempo. Paul e il nuovo lavoro. La collega che aspetta un bambino. Tad che esce anche stasera. La risposta data a quel tale. La risposta che avrei potuto dare (quella brillante, tagliente, vincente. Che non ho dato. Bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro. 30 vasche). E' di solito qui che succede qualcosa. L'ho sentito chiamare il momento in cui "si rompe il fiato", e quello che succede è che la respirazione si fa profonda, regolare, governata da un automatismo indipendente da me. Come se qualcuno mi respirasse dentro, potente, con calma. E' il momento che aspetto più di tutti, bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro, sento un piacere in tutto il corpo. Si sono svegliate le endorfine, o forse è il cloro. I galleggianti vanno veloci all'indietro, e anche i pensieri danno forfait, finalmente siamo solo l'acqua e io, e l'orologio ogni fine corsa non è più una sfida, so già di averlo battuto. Quarantasette. Quarantotto. Quarantanove. Potrei continuare, osare ancora un po', ma per cosa? Mi pregusto la doccia calda, i muscoli sazi che mi dicono grazie. Una bracciata e tocco il bordo vasca. Respiro. Respiro. Respiro.
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martedì, 29 novembre 2005

Sabato ho di nuovo battuto il mio record, stabile da circa un mese, in piscina. 50 vasche in 43 minuti, scarsi. Non che mi importi, non devo dimostrare niente a nessuno, però mi piace. Soprattutto lasciar cadere così l'informazione, nel mezzo del niente, insomma, è un numero che fa la sua porca figura. Quando ho cominciato, 4 anni fa, facevo 17 vasche ed ero morta. In 45 minuti, perchè un'ora intera mi sembrava un'esagerazione. Le prime vasche sono sembre un po' rabbiose, servono a scaricare i muscoli imbalsamati da troppo tempo davanti al pc, in posture rigide, ma non toniche. La parte divertente inizia dopo la ventesima vasca, quando prendo il ritmo, "rompo il fiato" come si dice. Allora le bracciate si fanno regolari, pacate, batto l'acqua con la giusta dose di energia, senza sprechi. Sottacqua sento bene il mio respiro, lo ritrovo puntuale, preciso. Mi sta simpatico.

E' che ormai gli spazi di miglioramento si riducono. Voglio dire, mica devo fare le olimpiadi, è un risultato di cui potrei accontentarmi. Anche considerata l'età, lo dico senza ironia. Ma so che cercherò in qualche modo di aggiungere qualche vasca, togliere qualche minuto.... Come domenica: la mattina mi sono svegliata con la voglia di fare il pane (faceva un freddo becco, c'era un bellissimo sole, ci mancava il profumo giusto per casa). Dopo il pane, già che il forno era caldo, ho fatto una torta, perchè la sera avrei avuto un paio di amici a cena. Poi ho pensato che i ragazzi se la sarebbero spazzolata prima, la torta, e allora, già che la cucina era tutta per aria, ne ho impastata un'altra e via, prima di mezzogiorno il pane e le 2 torte sfiatavano sul tavolo del pc. I miei colleghi mi hanno chiesto se mi drogo. No, ma per chi si sente un filo elettrico carico al massimo - o fai andare un, chessò, tosaerba, o vai in corto. Anche un frullatore, piuttosto che niente. Non lo faccio per nessuno, se non per me. Da quando mi sono liberata dalla sindrome del mulino bianco sono un altra persona, 50 vasche in 43 minuti sono niente al confronto. Però a volte il dubbio mi viene, che in qualche modo misterioso e benedetto il mio corpo produca sostanze psicotrope. Ma io non indago. Mi godo il momento e zitta. 

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