lunedì, 28 aprile 2008

Mi aspettava da almeno tre mesi, zitto sotto una pila di altri libri vicino al letto. Non mi ricordavo neanche di averlo preso, tanto che sabato lo stavo ricomprando. Letto tutto in tre giorni. Tutto meno l'ultimo capitolo, saranno quattro pagine, rimando la lettura e cerco così di prolungare ancora un po' la piacevolezza delle immagini. L'eco delle voci. Il finale della storia. Se questo libro mi piace forse è perchè sta un po' dove vorrei essere io, in molti sensi. Anche geografico, per esempio. Voglio fare la cameriera a New York, ho detto alla cena aziendale dell'ultimo natale, dove colleghi scravattati e colleghe in mise da urlo si sono messi a fare il gioco cosa-vorresti-fare-se-non-facessi-quello-che-fai, esibendo desideri di essere piloti di aeroplani, maestri di diving, gestori di un agriturismo in Toscana e, attenzione, corista coi Pearl Jam (idea, quest'ultima, che quasi quasi mi convinceva a cambiare la mia).
Ma più di tutto, questo libro mi piace perchè sta dove sono (da mesi, ormai): comodamente a metà tra un SI e un NO, al centro di un aeroporto a osservare tizi cha arrivano e che partono, senza essere arrivata, senza desiderare di partire. Senza sentire l'urgenza di scegliere. Felicemente in equilibrio tra questo e quello. Fuori dal bianco e dal nero, dentro un tiepido grigio. Quattro pagine e il libro finisce. Cercherò di farlo durare tutta la sera. Lo sento molto forte, incredibilmente vicino.

Jonathan Safran Foer
Molto forte, incredibilmente vicino
Guanda, 2005

 

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categoria:reading in progress, kind of music, secondo piano torre sud
giovedì, 22 novembre 2007

Ritmi serrati in ufficio, lunghe liste di to-do che si cancellano per sfinimento. Gioco a tennis con outlook, una mail la prendo, una la schivo, questa la rendo al mittente in volata. La Simo vuol discutere una cosa, ok, le dico, ma parla veloce. Parla veloce??? Respira, piuttosto, che fa bene alla salute. Da Alberto in due ore e mezza non facciamo altro che questo, respirare, poi aggiungere un suono, un tono, un mezzo tono, qualcuno si appoggia, un altro risponde, Angelo sovrasta e Giada bisbiglia, ognuno ha qualcosa da dire, e lo dice così, ed è chiaro per tutti, e nessuno fraintende. Fosse così dappertutto. Dalla playlist di Dadà ascolto Pieces, la batteria mi stuzzica a doppiare Deryck come-si-chiama, ma è troppo tardi per cantare stasera.

 (Dai, su, non noti niente di diverso in me?
Mmm, hai tagliato i capelli? No? Il colore allora, li hai fatti più chiari. Più scuri. Ti sei messa il mascara, si, si lo vedo, hai messo il mascara. Il rossetto? Il fard? Ah, hai fatto la lampada?
Guarda bene, dai, osservami meglio.
Boh, è qualcosa che hai addosso? La camicia, la collana di perle di vetro? Hai un nuovo profumo. Le scarpe! Le scarpe col tacco!
Apri gli occhi, salame, l'essenziale è lì che ti guarda, a volerlo vedere. Ho tolto la fede.)

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categoria:lettere dal fronte, kind of music, i s-cetc, secondo piano torre sud
venerdì, 26 ottobre 2007

C'è uno su linkedin che mi tormenta, vuole connettersi al mio network a tutti costi. Io dico, ma potrò mai dire di conoscere uno che ho visto una volta sola, un'ora, in una riunione con altre 3 persone? Si sa, noi di internet siamo speciali. Mi chiama il direttore marketing così-cosà, dell'azienda cosà-così, buongiorno, sono il direttore marketing, possiamo darci del tu? Ah, noi di internet, che speciali che siamo. Ci chiamiamo responsabili marketing, web consultant, digital strategist, ma ci guadagnamo tutti onestamente da vivere spalando merda dalla mattina alla sera. Ora, da spalatore a spalatore, vuoi non darti del tu? Conosco uno che sul biglietto da visita ha scritto qualcosa come Managing Director of Virtual Identity. Ci si mette un po' a capire che mestiere fa davvero. Siamo duepuntozero e ce ne vantiamo, ma non è che siamo già superati? Dobbiamo fare un upgrade? C'abbiamo il cluetrain manifesto come sfondo del desktop, siamo always on, UGC, peer-to-peer, hyperlinkati e taggati in ogni dove, il tu, a noi, tse, ci fa una pippa.

(scusate, scusate, io 'sto media lo amo, ma a me qualche volta datemi del te. Con molto zucchero, che mi placa il google analytics e mi assicura che no, non moriremo con un click).

postato da: BellaLu alle ore 00:15 | Permalink | commenti
categoria:secondo piano torre sud
giovedì, 30 agosto 2007
CIMG2156Giorni lenti in ufficio, e ore veloci tra una telefonata e un caffè. La bionda gentile è tornata a trovarmi, oggi. Abbronzata, come tutti d'altronde, e con la mollezza di tutti nel girare intorno a un argomento, frasi smussate e morbidi gesti: la fretta è ancora in vacanza. C'è il progetto che incombe, non vogliamo guardarlo? Pochi giorni e si parte, non vuoi cambiare qualcosa? Sfoglio gli appunti, guardiamo le immagini che scorrono sullo schermo. Questo non va bene, qui ci vorrà quell'affare che hai detto. Ci mettiamo un po' più di colore, che dici? Mi sembra così buio, tutto questo nero. Nero è elegante, dice lei, ai clienti piace. Nero è una noia mortale,  mettiamoci un po' di colore. Passa un pavone a fare un saluto, non ci manca proprio niente in questo nuovo ufficio. E' una pavona, a essere onesti, che si specchia nei vetri come si conviene alle specie. Fa qualche passo verso di noi, piega la testa di qua e di la, sembra perplessa. Signora pavona, è la tua immagine o la mia che ha qualcosa che non va? Se ho questa faccia è perchè sono ancora in vacanza, su, dammi qualche giorno e tornerà come prima. E' che succede sempre qualcosa, in vacanza. Io qui sto bene, ho una scrivania nuova e grandi finestre luminose. Ho perfino una lavagna che mi dice quello che deve accadere, e puntualmente quello che è scritto lì succede, con grandiosa precisione. Ma mi prende a volte il desiderio di essere da un'altra parte, di fare a volte un giorno diverso. Come quando a scuola si bigiava all'ultimo momento, e ci si concedeva all'improvviso un giorno via dai banchi e dai libri, e si faceva gruppo con quelli, come me, che giravano tra il duomo e il castello con lo zaino appeso alle spalle, a mangiare un panzerotto da Luini se c'erano spiccioli da spendere, o sfogliare libri in libreria o su una panchina a porta venezia se la stagione era buona. Mica voglio bigiare tutti i giorni, ma una volta tanto può andare. Che dici, signora pavona? Si può fare? Segue breve elenco delle cose che vorrei fare:
- un viaggio in treno
- camminare nelle vie di un paesino che si chiama Rochemolles dove non vado da un migliaio di anni
- suonare il campanello di una-persona-che-so e vedere che faccia fa a vedermi
- stravaccarmi da qualche parte con un paio di amici che sappiano suonare la chitarra decentemente e cantare e parlare e fare lunghi silenzi parlanti.
Niente, lei se ne va su quelle gambe sottili come stecchi, io prendo la bionda gentile sottobraccio e la porto al caffè.
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categoria:secondo piano torre sud
venerdì, 29 giugno 2007

Ho un'età che, se uno ti viene incontro a una festa e ti dice ma noi ci conosciamo? non pensi più che ci stia provando, casomai pensi che la tua memoria, già lenta nell'abbinamento faccia-nome, ti abbia fatto un altro scherzo. Infatti Andrea lo conoscevo davvero.

- Ciao come stai? che fai di bello?

- Bene bene, dice lui, mi sposo sabato...

- Wow, complimenti.... e dov'è la fidanzata? (mi guardo intorno).

- No, non c'è, stiamo facendo le due settimane di ri-vergination prima del matrimonio, cioè non ci vediamo e.... Sai, per vedere se...(risatina).

Che tristezza, marò che tristezza!

postato da: BellaLu alle ore 09:22 | Permalink | commenti
categoria:secondo piano torre sud