E' carino questo posto, eh? C'è un parco con alberi alti e panchine di pietra attorno al campetto da basket. Roby ci mostra la cucina, la lavanderia, un edificio basso ha scritto atelier di pittura sulla porta. Fa segno a una finestra, è lì che dormo, e Ntò dice caspita, è proprio bello qui. Sembra dire che fortuna che hai, vorrei quasi starci io. Giriamo un po', lui cammina con le mani in tasca, io lo prendo sottobraccio e gli chiedo cose stupide, come si mangia, cosa fa, sono bravi gli infermieri. Si muove lentamente, a piccoli passi, ma con scioltezza, e non smette di parlare, di indicare lì la palestrina, qui la lavanderia. Ma in quanti siete qui? Eh, più di quattrocento, dice lui. Si avvicina un uomo, tiene le mani in mano e gli occhi fissi a terra. Hai una sigaretta, mi chiede. Roby risponde per me, te ne ho appena data una, adesso lasciaci stare per favore. A una fontanella beviamo, poi ci prendiamo un tavolino in pieno sole per chiacchierare un po'. Ntò non lo vede da dieci anni, forse di più, sono felice che sia venuto alla fine. Si prendono in giro, ma hai già i capelli grigi? Sì dai però tu guarda che pancia hai messo su! Roby gli chiede dei figli, si ricorda tutti i nomi, domanda cosa fanno, quanti anni. Un'altra figura dondolante si avvicina, fa piccoli gridolini come se ci avesse riconosciuto. Ha una giacca allacciata male, la camicia gli pende da sotto. Ma chi è ma chi è, chiede, ma come si chiama lei? Glielo dico, ah, dice lui, come l'imperatrice! E dorme la notte? E la mattina si sveglia bene? Tutto bene, lo rassicuro, grazie mille e tu? Roby non ride, Gianni vai via per favore, non vedi che stiamo parlando? Sono venuti a trovare me, lasciaci stare. Lui mi afferra la mano all'improvviso, e ci appoggia un bacio per qualche secondo. Sento con chiarezza il suo naso bagnato che lascia un breve sentiero di muco sul dorso, ritiro la mano e non so dove strofinarla, così la lascio penzolare a fianco, un po' distante dal corpo. Gianni si allontana dondolando, pensando a voce alta e gesticolando in direzione degli alberi. Ntò e io ci scambiamo sorrisi di comprensione. Eh, cosa vuoi, qui sono tutti fatti così. Sono malattie che mettono stranezze, fanno vedere cose che noi umani... ma davvero noi siamo immuni? Proprio sicuro-sicuro? Io per esempio continuo a dormire al posto di Tad. Così non mi manca, mi dico. E quando mi sveglio il mattino il posto vuoto è il mio e dico, azz lu, dove sei finita? Poi mi ricordo la mail della Consu, qualche giorno fa. Squillante, solare, piena di bella energia, proprio come è lei. Ricordati chi sei, diceva, e non dimenticarlo mai. Stai nel mio cuore. Mi sono chiesta: "stai nel mio cuore" sarà un indicativo presente? o un imperativo-esortativo? Da qualche giorno propendo ora per l'una ora per l'altra versione, a seconda del momento. Comunque, ecco, se non mi si vede in giro, può darsi sia lì che mi nascondo.
Poi viene improvviso il giorno dei baci. Accade quasi sempre dopo settimane delle ore veloci, di lavoro serrato, una dimensione a cui una parte di me si adatta perfettamente, una danza di passi precisi che sembra fatta apposta per il mio corpo - gambe da calciatore e spalle rubate all'agricoltura che tengono il passo sopra improbabili palchi scenici (palcoscenici? palc-oscenici??). E pensare che F. le ha messe in una poesia, insieme a un soprannome che, diceva, mi va stretto.
Si preannuncia in standing dinner dove il tacco alto ti massacra i piedi, ciao come stai, che bello vederti, prendi del prosecco? è una delizia questa tartare. Musica jazz e luci soffuse e solo sorrisi intorno, maledico i tacchi ma almeno posso guardare cicca-nei-capelli dall'alto in giù (non che sia un bel vedere).
Sguscia timido ma determinato alla scrivania del cliente nuovo, ci hai parlato a lungo ma non l'hai mai visto in faccia, strano Danilo, mi ero fatta un'idea diversa di te, che idea, non so, diversa, ma tu che fai di bello? faccio la pubblicità lo sai, e tu che fai?
Si fa strada a Reggio Emilia, perchè è quello l'appuntamento con le spine, sabato Roby esce per un giorno e io che ci faccio, che gli dico un giorno intero? Una cosa è incontrarlo quando hai i minuti contati, un medioricco pallottoliere di minuti che passano da qui a lì, mentre le parole vanno, gli argomenti ce li hai chiari e anche il silenzio non fa tempo a pesare, anzi non c'è, perchè le parole di ciascuno diventano parole di tutti, e la guardia si annoia appoggiata alla porta, che non può neanche fumare. Qui si può fumare invece, e camminare a lungo, lentamente, su per le colline di Albinea, dicono c'è una chiesetta su in alto, camminiamo ancora un po'? Per le 6 devi tornare, e sono solo le 11 adesso, il sole scotta e io sfoggio una naturalezza che provo a fatica. Mi ero preoccupata tanto di trovare cose da dirti, e invece sei tu che hai voglia di raccontare.
Il mio compagno di cella è stato portato a Firenze, mi dici. Dal processo che non esce, sono più di quattordici anni. Non parlava con nessuno, ma la sera spesso dovevano sedarlo perchè urlava e bestemmiava. Come se la notte e il giorno facessero differenza, dentro. Ieri è arrivato uno nuovo. Ottantuno anni, è un vecchietto! Ha ucciso una chiromante. Una chiromante? Si, uno sta tranquillo tutta una vita e poi all'improvviso da fuori di matto. Forse gli aveva previsto un futuro che non gli piaceva. O forse non gliel'ha data, chissà. Anche a una certa età uno c'ha delle esigenze, mica si può dire. Poi ti illumini, siamo andati allo spettacolo dei ragazzi rom due settimane fa. E' stato bellissimo sai, bellissimo. C'era Peter Pan e Campanellino, ah che bello che è stato. Ma c'era la musica? Siii, c'era la musica e balletti, le canzoni di Bennato, sai quella di capitan Uncino? Ma tu l'hai mai letto, Peter Pan? No, ma ho visto il film.
E non finisce più questa strada, fa troppo caldo e decidiamo di tornare. Scendiamo a mangiare in una trattoria fuori mano. Chiediamo di apparecchiare fuori, così ci godiamo lo spettacolo delle colline e degl'alberi intorno. Voce solista di vento leggero con accompagnamento di foglie e grilli sotto il sole. Noi, sotto il portico, si sta d'incanto. Una sigaretta, un bicchiere di vino (no, per me no, grazie), qualche aneddoto dai due mondi, la trama di un film. Questi tortelli sono una favola, e poi la gente qui è simpatica, ha una parlata che mette subito allegria. Briciole di pane raccolte con la punta delle dita nell'attesa che arrivi il caffè. Sappiamo bene tutti e due che il futuro incombe, e sembra che l'unica chiromante capace di guardarci dentro sia stata uccisa (forse per errore) da un vecchietto di ottantuno anni. Tocca vivere giorno per giorno, ora per ora, e goderci il concerto dei grilli.
Vuoi che andiamo in città? Non ho mai visto Reggio Emilia. Ci mettiamo in macchina, ti sei rabbuiato e guardi fuori nervoso.
Ci fermiamo a prendere un gelato in un posto dove la gente gioca a carte, altri tirano alle bocce. Andiamo a vedere chi vince. Ma tu sei stanco, sono solo le 4 ma vuoi tornare. Basta così, per oggi. E subito mi vengono in mente tutte le cose da dirti, lo sai che vado a New York? E sai che ho visto Luigi? Ha chiesto di te, vuole venire a trovarti. E Luciana, te la ricordi? Marò, com'è ingrassata. Siamo davanti al cancello, al di là il cortile è vuoto e sembra immenso. Grazie per la bella giornata. E tu scrivi. Promesso.
E poi finalmente viene, il giorno dei baci. Ogni cosa ha una dolcezza languida che ti guarda, e tu restituisci la stessa dolcezza con gli occhi e morbidi gesti. Niente domande, ti godi zitta il momento. L'ultima chiromante è morta il mese scorso, forse è una liberazione non sapere che giorno sarà domani.







