domenica, 11 maggio 2008

Caro Fabio
mi sono appena svegliata da un sonno lungo e sodo, pochi minuti fa ero davanti a un mare stupendo e blu, come sa essere blu il mare nei sogni e nelle cartoline, e sebbene il blu della realtà sia magari poi meno intenso non significa per questo che sia meno intensa l'emozione che quel respiro immenso d'acqua trasmette, quando a noi di città capita di andarci. Comunque. Ora sono sveglia e ho pensato a te mentre mi stiracchiavo davanti alla finestra della cucina, qui c'è un bel sole e roselline rosse e un caprifoglio giallo che manda un profumo delizioso, come da foto (ma ancora vedo il mare).
Che strano, ho pensato, che il Fabio non dorma la notte. Ce lo racconti ogni tanto in trasmissione, come venerdi per esempio. Ora, io sono esperta di poche cose, ma ho imparato a dormire la notte, e ho pensato di scriverti. Perchè mi dispiace che una persona perbene passi le notti a scovare le ragnatele sul soffitto, a imparare i percorsi delle crepe sui muri, e non ha neanche più voglia di farsi pugnette. Io non ho dormito per 16 anni precisi, che è un sacco di tempo, ma da 8 ho ripreso a dormire, che non è male. Vado a letto chiudo gli occhi e già sono altrove. Ma è una cosa che ho imparato, una specie di allenamento che all'inizio mi prendeva un'ora, o anche due, poi sempre meno fino a durare il tempo necessario a sentire la piacevolezza delle coperte, la morbidezza del cuscino e poi via. Andata.

Se arrivano sere che non trovo il sonno perchè qualcosa mi agita, per esempio perchè hanno ritirato la patente al Teo e questo accende film truci nella mia testa, con la regia dei fratelli Coen, o perchè il giorno dopo ho un appuntamento importante dove dovrò dimostrare di essere all'altezza quando, evidentemente, non lo sono, allora torno a utilizzare il metodo dei primi tempi. E' semplice e a me funziona sempre. Faccio così. Metto una mano sulla pancia e ascolto il respiro. C'è chi pensa che ascoltare il respiro sia un'attività da apprendisti medium, invasati, tristi nostalgici di paccottiglia orientale ecc. Pensano sia qualcosa tipo paranormale o giù di lì. Fabio, ti dico: ascolta il respiro con le orecchie. Cerca di respirare in modo rumoroso se riesci, ma senza sforzarti troppo, sennò suona falso ed è anche faticoso. Un sano respiro profondo, soddisfatto, sonoro quel tanto che basta. E poi vuota la testa dai pensieri. Lo so, lo so, i pensieri entrano da tutte le parti, sono peggio delle formiche nell'orto di nonna, peggio dei clandestini a Lampedusa. Tu ti distrai un attimo e loro sono già lì: la bolletta da pagare, il lavoro da finire, i figli da cazziare. Entrano di soppiatto e si stanziano nel cervello, parlano  tutti insieme e fanno un bordello pazzesco. Ora, ti dico: non ti arrabbiare. Tratta i pensieri che tornano come una mamma amorevole. I pensieri sono nuvole: arrivano, passano. Tu lasciali andare. Non trattenerli. Quando arriva un pensiero, tu pensa: "pensiero:" e poi mettici qual è il contenuto del pensiero. Come un'etichetta. Per esempio mentre ti eserciti a vuotare la mente ti ricordi che non hai comprato il latte. Bene, tu pensa: pensiero: non ho comprato il latte. Poi lascia che il pensiero se ne vada. Per un pochino avrai la mente vuota, e sentirai il respiro. Ma mentre ascolti il respiro e senti la mano sulla pancia, un'altra nuvola arriva: quel collega stronzo che ha detto quella cosa perfida su quella faccenda importante.... Sorridi paziente, respira. Pensiero: Linus è un vero stronzo (non è vero, io lo adoro). Racchiudi il pensiero dentro una nuvola, la nuvola è leggera e galleggia via, fuori dai maroni. Con la sua bella orgogliosa etichetta attaccata. E tu segui il respiro. Ci stai sopra, se capisci cosa intendo. E' lui che ti porta dentro il sonno. E dal sonno al sogno e dal sogno (se sei fortunato) al mare.
E non ti fidare delle decisioni prese di notte. Si portano dei pesi che non li compete, e non è la disposizione ideale per vedere le cose come stanno davvero.
Queste sono le cose che mi sento di dirti. Ti mando un bacio affezzionato e beato te che vai sempre a New York.

Ps: non è che ci faresti la traduzione della sigla? "C'è 'na luna in mezz' o mare" lo capisco, ma e poi?

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categoria:fabio volo, kind of music, i s-cetc
giovedì, 06 dicembre 2007

Io e Fabio andiamo al mare. Stay hungry, stay foolish.

postato da: BellaLu alle ore 23:35 | Permalink | commenti
categoria:fabio volo, quante storie
sabato, 01 settembre 2007
CIMG1729-1Perchè io, a essere onesti, un sogno ce l'ho. Anche se nego, sempre nego, fortissimamente nego di avere sogni, ma solo progetti (o fabio, quand'è che torni?), anche se so che ai sogni si aggrappano le più sciagurate avventure, e non c'è statistica che lo smentisca, e so che solo gli stupidi hanno sogni, io un sogno ce l'ho. Bello e chiaro come il sole, preciso come una dichiarazione dei redditi. Il mio sogno è questo:
C'è un sacco di gente davanti, brusio, voci e rumori, e figure in movimento che non riesco a vedere perchè qui, qui sopra intendo, le luci sono puntate negli occhi e ti sembra di essere cieco. Sono emozionata, mi sistemo i capelli, mi passo le mani sudate sui jeans (da quand'è che mi sudano le mani?). Allora, si va? Eh? Siamo pronti? Si, eccolo, sta arrivando, giovane e bello che a lui gli anni gli fanno una pippa. Agita un saluto con una mano, la chitarra nell'altra, la folla impazzisce, le ragazze hanno occhi che vogliono piangere e i ragazzi le abbracciano ridendo. Ora si mette qui, a un passo da me, sistema la chitarra a tracolla, le dita sono già sul primo accordo, la folla si zittisce e allora guarda me e fa si con gli occhi, poi mi da la nota piano pianissimo che sento solo io, e io dico, Ok, sono pronta, Bruce fammi cantare.
Ecco, il 28 novembre pensatemi li, al Datch Forum di Assago, ad agitare le mani perchè Springsteen mi veda e mi senta. Felice, a un passo dal sogno, fanculo tutto. Perchè solo gli stupidi non sanno sognare.
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categoria:bruce springsteen, fabio volo, kind of music
mercoledì, 09 maggio 2007
Mi organizzo gli appuntamenti comodi comodi alle 10, così non mi perdo Fabio Volo e tutto quel po' di leggerezza che trasmette. La leggerezza è il vero spettacolo che fa. Venerdi per esempio giocava a ping pong con gesù, in diretta, col suono della pallina che rimbalzava precisa, op, una schiacciata ("oh gesù ma tu giochi da dio!"). Non prendersi troppo sul serio, che bella qualità in una persona. Concedersi degli errori. Macchè, peggio, concedersi di non essere neanche fighi abbastanza per fare veri errori, solo cazzate. Come sto blog, per dire. Francamente imbarazzante, a pensarci. Niente che una possa mostrare in giro con orgoglio. Mi ricorda certi oggettini a decoupage fatti da mamme volenterose per la festa dell'oratorio.  Ebbene si, io sono anche questa cosa qui. Parole cangianti e (poca) scrittura. Per carità, sono anche cose più presentabili e socialmente utili, come anche grafici di analisi su media mobile trimestrale, ma anche no. Se uno mi dice "a me sembra che tu sei un po' una stronza" gli dico beh si, anche. E se un altro mi dice ma che persona gentile che sei, mah, dico io, si, anche. Così non mi faccio mancare niente, sono un po' questo e un po' quello, non ci penso e sto leggera.
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categoria:fabio volo, kind of music
martedì, 06 febbraio 2007
Bella riunione stamattina presto.  Di quelle inter-nos, di briefing prima della mega riunione, dove i vaffanculo giravano come pale d'elicottero. Pareva di essere al parlamento. Mentre assistevo all'edificante spettacolo, dubbiosa se intervenire su un tema che vedeva mezze ragioni in entrambi gli schieramenti e il vero motivo dell'incazzatura ben lontano da dove eravamo, mi è venuto in mente Fabio Volo due-tre settimane fa: io andavo a un appuntamento dall'altra parte di Milano, c'era traffico, ero mezza rinco della cena della sera prima, avevo anche dimenticato la presentazione in ufficio e mi preparavo a incontrare cicca-nei-capelli, il cliente che l'anno scorso si è meritato il premio simpatia e che pregavo santi e madonne di non trovarmi tra i piedi anche quest'anno, fanculo il bisnis. E mentre ripassavo a sommi capi la presentazione che non avevo, anticipando le obiezioni di c-n-c e negoziando le gentili concessioni che avrei potuto fare, Fabio Volo dalla radio ha chiamato il mio nome. Più volte, perchè l'altra-me, alla radio, sembrava fosse sparita. "Pronto? Ci sei?" E l'altra me, lì alla radio, ha attaccato scusandosi che stava guidando (come me) ed era incazzata (come me) del traffico e dei deficienti patentati che circolano in città. Risate. E giù moccoli dell'altra-me. "Sto cretino, mi fa gli abbaglianti! Deficiente!". Il Fabio rideva, mi piace da matti quando ride. Ma poi è tornato serio e parlando a lei (a me) ha detto una cosa tipo: tu non sei arrabbiata per quelli che ti fanno gli abbaglianti, o per quelli che ti tagliano la strada. Tu sei arrabbiata perchè sei arrabbiata con te, è con te che te la prendi. Perchè hai bisogno di tenerezza. Non di amore, capito, non di sesso, ma di tenerezza. E allora guarda, facciamo così. Io stasera vengo a dormire da te. Stiamo abbracciati tutta la notte, facendoci un sacco di carezze e risatine. Poi domani mattina ci svegliamo, io ti preparo la colazione, ci facciamo le coccole guardandoci negli occhi. Poi tu esci per andare al lavoro, ti metti in macchina e vedi quelli che ti fanno gli abbaglianti e ridi, ridi e dici, ma guarda quello, che fa gli abbaglianti. Va bene, sei d'accordo? E ripeteva il mio nome (il suo) proprio con quella cosa li, la tenerezza. Roba da lasciarti stecchita dallo stupore, roba da fermare la macchina e abbracciare il lavavetri pakistano al semaforo, così, per overdose di emozione.
Ecco, Fabio, volevo dirti: se ti avanza una sera, ho un paio di indirizzi da darti, che qui c'è gente bisognosa.
postato da: BellaLu alle ore 22:54 | Permalink | commenti (2)
categoria:fabio volo, secondo piano torre sud