sabato, 01 settembre 2007
CIMG1729-1Perchè io, a essere onesti, un sogno ce l'ho. Anche se nego, sempre nego, fortissimamente nego di avere sogni, ma solo progetti (o fabio, quand'è che torni?), anche se so che ai sogni si aggrappano le più sciagurate avventure, e non c'è statistica che lo smentisca, e so che solo gli stupidi hanno sogni, io un sogno ce l'ho. Bello e chiaro come il sole, preciso come una dichiarazione dei redditi. Il mio sogno è questo:
C'è un sacco di gente davanti, brusio, voci e rumori, e figure in movimento che non riesco a vedere perchè qui, qui sopra intendo, le luci sono puntate negli occhi e ti sembra di essere cieco. Sono emozionata, mi sistemo i capelli, mi passo le mani sudate sui jeans (da quand'è che mi sudano le mani?). Allora, si va? Eh? Siamo pronti? Si, eccolo, sta arrivando, giovane e bello che a lui gli anni gli fanno una pippa. Agita un saluto con una mano, la chitarra nell'altra, la folla impazzisce, le ragazze hanno occhi che vogliono piangere e i ragazzi le abbracciano ridendo. Ora si mette qui, a un passo da me, sistema la chitarra a tracolla, le dita sono già sul primo accordo, la folla si zittisce e allora guarda me e fa si con gli occhi, poi mi da la nota piano pianissimo che sento solo io, e io dico, Ok, sono pronta, Bruce fammi cantare.
Ecco, il 28 novembre pensatemi li, al Datch Forum di Assago, ad agitare le mani perchè Springsteen mi veda e mi senta. Felice, a un passo dal sogno, fanculo tutto. Perchè solo gli stupidi non sanno sognare.
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categoria:bruce springsteen, fabio volo, kind of music
domenica, 22 aprile 2007
(Non so resistere alle storie, se me ne raccontano una sono capace di mollare tutto e farmi portare via. Francè, prima o poi ti toccherà raccontarmi questa.)

Anche questa sera si dev'essere alzato il vento, sento sbattere le imposte alle finestre.

Ho infilato questo vestito a fiori che non mettevo da anni, mi guardo allo specchio e mi chiedo se si usano ancora vestiti così, morbidi e senza maniche. E' bella quest'ora della sera, silenziosa e leggera prima che faccia buio. Mi fermo davanti alla porta e raccolgo la borsa buttata a terra, tra poco lui sarà qui con tutte le sue domande come fantasmi incombenti negl'occhi e io non ho risposte da dargli. Non ancora, almeno.
Intanto cerco le chiavi nella borsa, la zanzariera all'ingresso sbatte con forza e mi fa alzare gli occhi. Non l'ho mai fatta sistemare, alla fine, ed ora quel suono mi pare più desolato che mai, una specie di rimprovero per le poche attenzioni che ho dedicato a questa casa. Quando mi ci sono trasferita volevo dipingere le pareti di rosso e arancio, e appendere tappeti indiani e le maschere dipinte, ma poi ho lasciato tutto bianco e spoglio. Incredibile che siano passati tutti questi anni. Quando stavo a San Francisco, in quella specie di comune dove nessuno possedeva nulla di proprio, mi piacevano i colori forti e i rumori, c'era musica ovunque, a tutte le ore. Avevo i capelli lunghi fino a metà della schiena, usavano così le ragazze allora, e spesso li intrecciavamo con nastri e fiori. A volte mi sorprendo, ancora adesso, a cercarli dietro la nuca, il gesto di chi se li sistema in una coda, ma da tempo li ho tagliati cortissimi e non ho più voluto farli crescere. Più pratici, anche per il lavoro giù al fast food, dove ogni giorno ti si impregnano di odori e li devi lavare ogni sera.

Credo stia arrivando, sento avvicinarsi una macchina sulla strada deserta. Tiene sempre la radio alta e i finestrini abbassati, mentre si avvicina sento una vecchia canzone che piange inconsolabile un amore perduto. La musica è come un fiume di tenerezza che invade la strada. Di nuovo quel gesto, ragazzaccia, non ci sono più capelli lunghi da accarezzare, li hai tagliati da tempo insieme ai sogni del college. Ora hai questa porta che sbatte e un'automobile che ti aspetta davanti a casa col motore acceso e una vecchia canzone che va. Che aspetti? Basta scendere quei tre gradini e attraversare la strada, ci sono gesti da compiere in fretta, senza pensarci, prima che finisca la musica, prima che tornino i fantasmi ad agitare le imposte di casa. Ti lisci il vestito e fai un passo. Vedrai, attraversare la strada sarà un viaggio più breve di quello che pensi. Ancora un passo e la prossima folata di vento non ti troverà più qui. Oh thunder road, oh thunder road...
postato da: BellaLu alle ore 00:20 | Permalink | commenti
categoria:bruce springsteen, kind of music