Da quando mi sono rifidanzata, le mie amiche mi riservano uno sguardo che sembra abbiano imparato tutte insieme a un corso speciale di sguardi: dubbioso, a volte apertamente ostile, uno sguardo con scritto, io so bene come finirà. Il fatto è che loro non sanno, per questo le giustifico, loro sanno poco o niente e allora i loro sguardi sono rimproveri senza speranza, mi toccano e passano come granelli di polvere in un giorno di vento forte. Che ne sanno, mi dico.Loro non hanno visto la tavola apparecchiata per il mio compleanno, le candele, le rose, i regali incartati e infiocchettati, le fragole e lo champagne dentro i bicchieri di cristallo. Loro non sanno che i disegni che mi ha regalato sono opera di una pittrice che amo, di cui abbiamo visto qualcosa, tempo fa. Non sanno, loro, le mie amiche e colleghe, quelle che non lo nominano mai, non sanno che mi ci sono volute due settimane buone perchè quella tavola apparecchiata, con la tovaglia bella, le candele e i regali, me ne ricordasse un'altra, quasi uguale, ma all'inverso, perchè ero io quella che aspettava aggiustando un ultimo dettaglio, il tovagliolo a forma di fiore, le luci soffuse, l'arrosto dentro il forno e la torta-sorpresa a sfiatare in camera da letto, che la nostra casa era così piccola che in cucina non ci si muoveva quasi. Soprattutto non sanno, loro, che rumore facevano i piatti mentre li spingevo uno a uno giù dal tavolo trattenendo il respiro e di tutte le schegge che volavano in giro. E il grande silenzio, dopo.
Ma ora tutto questo è lontano, oggi è la tregua dei pensieri, è la vacanza dei ricordi.
Guardo le rose, bevo un po' di bollicine. Le fragole hanno un sapore aspro e carnoso. Armeggio col fiocco del primo pacchetto, cosa sarà mai, gli dico, e ridacchio come chi gioca un gioco, un attimo prima che un pensiero improvviso mi colga, un'ansia, un'apnea. E sopra le candele smorte, sopra la carta da regalo mezza strappata e le fragole aspre di ottobre, ondeggiante sopra parole che si sono arrese per sfinimento al silenzio, e silenzi consegnati alle parole per inedia e dispetto, mentre i minuti corrono e gli altri aspettano, mi fermo un secondo e cerco i suoi occhi, li cerco perchè ne ho un bisogno impellente, immediato, qui, prima di fare qualsiasi altro gesto, li cerco e lo costringo ad alzare la faccia, stabilire il contatto, ripristinare il flusso. Perchè ho un bisogno urgente di essere guardata, davvero non so che ci troverò in quello sguardo, e per niente al mondo voglio rovinarmi la sorpresa.







