sabato, 31 maggio 2008

Camilla mi chiama, sei sola? Dai, vengo a trovarti. Arriva come un uragano, mi chiedo sempre come tanta energia possa comprimersi nel metro e sessanta scarso che sale le scale facendo i gradini due a due, come se fosse in ritardo a un appuntamento importante, o come se in cima alle scale ci fosse ad aspettarla un regalo, una sorpresa.

Già apro le braccia per accoglierla, e meno male che almeno lei non è cresciuta tanto da superarmi, così che posso abbracciarla dall'alto, chinandomi un po',  e illudermi di essere ancora io, tra le due, quella che trasmette forza, protezione, affetto.
E' da natale che non la vedo, sono così felice che sia qui. Ancora prima di entrare in casa comincia a parlare, parole a fiumi, a fiotti, intanto ride e mi racconta di aver incontrato un gatto per strada, e che le hanno distrutto la portiera della macchina, e che si sta scaricando il cellulare, e ma questa libreria è nuova? e...
La faccio sedere, mi metto di fronte a lei e se l'espressione "mangiare con gl'occhi" ha un senso, è quello che faccio. I suoi, di occhi, viaggiano veloci, seguono il ritmo delle parole, si spalancano, roteano, si abbassano a controllare il cellulare, (si, si sta spegnendo), il mascara sottolinea ogni movimento di ciglia, e io penso che no, non è cambiata. Sotto il mascara pesante, gli occhi ombrettati d'azzurro, i piercing e i capelli di un nero non suo, la ritrovo intera, la stessa che abbraccio nella foto alla parete: dove tutti sono bambini, perfino Teo sorride e Dadà, sulla punta dei piedi, mi fa lo scherzo delle corna.

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categoria:i s-cetc
venerdì, 23 maggio 2008

intCi sono momenti in cui mi ricordo di avere una fede che mi faceva scavalcare cancelli e abbracciare sconosciuti allo stadio. Ho molta nostalgia di quegli abbracci. Ma Dadà ha messo il bandierone alla finestra, e sfotte Teo che è milanista, rifacendosi di una lunghissima adolescenza di partite sofferte dove non si vinceva mai, mai, mai. Un pareggio ogni tanto.

Forse è per questo che da una settimana ho un riflusso adolescenziale che mi porta ad ascoltare i Green Day in lunghissimi loop. Mi piace come la batteria attacca potente all'inizio e come alcuni pezzi abbiano come una musica dentro l'altra, tre canzoni in un unico brano. Vado anche di Foo Fighters, Offsprings (solo un paio di brani, dai) e alcune vecchie canzoni ska, assolutamente demenziali, che stanno su un cd abbandonato in macchina, e mi fanno ridere ogni volta. Vabbè, mi curo.

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categoria:kind of music
domenica, 11 maggio 2008

Caro Fabio
mi sono appena svegliata da un sonno lungo e sodo, pochi minuti fa ero davanti a un mare stupendo e blu, come sa essere blu il mare nei sogni e nelle cartoline, e sebbene il blu della realtà sia magari poi meno intenso non significa per questo che sia meno intensa l'emozione che quel respiro immenso d'acqua trasmette, quando a noi di città capita di andarci. Comunque. Ora sono sveglia e ho pensato a te mentre mi stiracchiavo davanti alla finestra della cucina, qui c'è un bel sole e roselline rosse e un caprifoglio giallo che manda un profumo delizioso, come da foto (ma ancora vedo il mare).
Che strano, ho pensato, che il Fabio non dorma la notte. Ce lo racconti ogni tanto in trasmissione, come venerdi per esempio. Ora, io sono esperta di poche cose, ma ho imparato a dormire la notte, e ho pensato di scriverti. Perchè mi dispiace che una persona perbene passi le notti a scovare le ragnatele sul soffitto, a imparare i percorsi delle crepe sui muri, e non ha neanche più voglia di farsi pugnette. Io non ho dormito per 16 anni precisi, che è un sacco di tempo, ma da 8 ho ripreso a dormire, che non è male. Vado a letto chiudo gli occhi e già sono altrove. Ma è una cosa che ho imparato, una specie di allenamento che all'inizio mi prendeva un'ora, o anche due, poi sempre meno fino a durare il tempo necessario a sentire la piacevolezza delle coperte, la morbidezza del cuscino e poi via. Andata.

Se arrivano sere che non trovo il sonno perchè qualcosa mi agita, per esempio perchè hanno ritirato la patente al Teo e questo accende film truci nella mia testa, con la regia dei fratelli Coen, o perchè il giorno dopo ho un appuntamento importante dove dovrò dimostrare di essere all'altezza quando, evidentemente, non lo sono, allora torno a utilizzare il metodo dei primi tempi. E' semplice e a me funziona sempre. Faccio così. Metto una mano sulla pancia e ascolto il respiro. C'è chi pensa che ascoltare il respiro sia un'attività da apprendisti medium, invasati, tristi nostalgici di paccottiglia orientale ecc. Pensano sia qualcosa tipo paranormale o giù di lì. Fabio, ti dico: ascolta il respiro con le orecchie. Cerca di respirare in modo rumoroso se riesci, ma senza sforzarti troppo, sennò suona falso ed è anche faticoso. Un sano respiro profondo, soddisfatto, sonoro quel tanto che basta. E poi vuota la testa dai pensieri. Lo so, lo so, i pensieri entrano da tutte le parti, sono peggio delle formiche nell'orto di nonna, peggio dei clandestini a Lampedusa. Tu ti distrai un attimo e loro sono già lì: la bolletta da pagare, il lavoro da finire, i figli da cazziare. Entrano di soppiatto e si stanziano nel cervello, parlano  tutti insieme e fanno un bordello pazzesco. Ora, ti dico: non ti arrabbiare. Tratta i pensieri che tornano come una mamma amorevole. I pensieri sono nuvole: arrivano, passano. Tu lasciali andare. Non trattenerli. Quando arriva un pensiero, tu pensa: "pensiero:" e poi mettici qual è il contenuto del pensiero. Come un'etichetta. Per esempio mentre ti eserciti a vuotare la mente ti ricordi che non hai comprato il latte. Bene, tu pensa: pensiero: non ho comprato il latte. Poi lascia che il pensiero se ne vada. Per un pochino avrai la mente vuota, e sentirai il respiro. Ma mentre ascolti il respiro e senti la mano sulla pancia, un'altra nuvola arriva: quel collega stronzo che ha detto quella cosa perfida su quella faccenda importante.... Sorridi paziente, respira. Pensiero: Linus è un vero stronzo (non è vero, io lo adoro). Racchiudi il pensiero dentro una nuvola, la nuvola è leggera e galleggia via, fuori dai maroni. Con la sua bella orgogliosa etichetta attaccata. E tu segui il respiro. Ci stai sopra, se capisci cosa intendo. E' lui che ti porta dentro il sonno. E dal sonno al sogno e dal sogno (se sei fortunato) al mare.
E non ti fidare delle decisioni prese di notte. Si portano dei pesi che non li compete, e non è la disposizione ideale per vedere le cose come stanno davvero.
Queste sono le cose che mi sento di dirti. Ti mando un bacio affezzionato e beato te che vai sempre a New York.

Ps: non è che ci faresti la traduzione della sigla? "C'è 'na luna in mezz' o mare" lo capisco, ma e poi?

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categoria:fabio volo, kind of music, i s-cetc