venerdì, 14 marzo 2008

Se divido la mia vita in 3, ogni periodo ha avuto una  sua donna-mito al centro. Un modello, un obiettivo, un esempio a cui guardare. La prima è stata di carta, ed era Pippi Calzelunghe. L'ho amata molto e credo fino a dopo i vent'anni ho cercato, nel mio piccolo, di costruire una vita come la sua, vestiti improbabili, avventure impossibili e tutto il resto. Soprattutto senza paura di niente. E totalmente impermeabile ai giudizi altrui. Io stavo anni luce lontano, ovviamente, ero grassa e goffa e piuttosto antipatica, niente trecce nè tantomeno cavalli a pois in veranda. Poi c'è stato il periodo di Mary Poppins. Ora, si può dire qualsiasi cosa, ma Mary può insegnarti di tutto, marketing, filosofia, economia. Frasi come "first things first" ti possono sollevare il morale in una giornata che comincia alle 7 e 20 e sei già in ritardo su tutto. Mary mi ha anche insegnato a non confondere una persona seria da una che ha mal di fegato, e a cercare il più possibile di rientrare nel primo gruppo. Conosco ogni battuta del film a memoria, in italiano e inglese visto che lo usavo per i corsi negli anni che ho insegnato. Oggi, se potessi scegliere, vorrei essere Marge Simpson. Pratica, essenziale, niente superpoteri che le permettono di sollevare un cavallo con una mano sola o di mettere in ordine una stanza semplicemente sbattendo le ciglia. Vorrei sentirmi come lei, sempre al posto giusto, con le idee chiare su qual è la cosa giusta da fare. Non mi farei tante domande. Mi divertirei un mondo ad acconciarmi tutti quei capelli blu.

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mercoledì, 05 marzo 2008

Mi parla e tiene le mani sulle ginocchia, stringendo un po' come se volesse assicurarsi che d'improvviso non prendano a muoversi e andare per conto proprio. Parla lentamente e sottovoce, dentro una finta immobilità che intuisco è un tutt'uno con la preoccupazione che riguarda la possibilità di fuga incontrollata delle ginocchia. Ha il respiro breve. Alberto, il mio maestro di voce, avrebbe da ridire, e gli chiederebbe immediatamente di abbassare le spalle, lasciarle cadere, e espirare pronunciando una sonora lunghissima esse. Non cerco di raggiungerlo, non parlo, non faccio nulla se non ascoltare, immobile anch'io, gli occhi fissi appena sotto il suo naso, così che non lo incontro direttamente negli occhi ma non mi perdo al tempo stesso le espressioni della sua faccia. Lui parla e a ogni parola mentalmente rispondo, in silenzio confuto, ribatto, e addirittura, perfida, senza muovere le labbra sorrido. Calcolo quanto tempo ci vorrà ancora. Una frase su due inizia con "Perchè", una frase su due è al tempo futuro. Farò, sarò, cercherò. Molte, moltissime prime persone plurale. Andremo, faremo, saremo.
Lui continua a parlare, la testa un po' china verso di me, le mani sempre aggrappate alle ginocchia. Non riuscirà a tenerle ferme ancora per molto. Ho sempre pensato che avesse mani molto belle.
(All'improvviso mi viene in mente una scena kilometri lontana da lì, qualche settimana fa a casa di un'amica-collega, insieme a un'altra per un caffè e le solite quattro cazzate. Si spettegolava di questo e di quello, il collega belloccio, quello con lo sguardo intrigante, ma chi? dici... No, non lo conosci, lascia stare. C'è stato un attimo di silenzio totale, capita a volte nelle conversazioni animate, come se i rumori cadessero all'improvviso in un baratro. Rompendo il silenzio, la voce pensosa di chi sta rivelando un segreto tremendo, serissima ho detto: a me, in un uomo piacciono soprattutto le mani. E' stato un attimo, Anna si è buttata indietro dalle risate, mentre la padrona di casa mimava conati di vomito, siiii, le mani, eccome no, le mani, le mani, oddiiiioo, e giù a ridere e a tirarmi dietro cose, mentre io le insultavo e ridevo e dicevo, 'az, stronze che siete, non si può dirvi una cosa che subito, eh? Fascino delle mani, senza rancore, addio per sempre).

postato da: BellaLu alle ore 23:14 | Permalink | commenti
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