Ho economizzato sui buoni propositi, per l'anno nuovo. Forse riprenderò il corso di danze popolari, forse tornerò a studiare le lingue. Dipingerò di verde la sala, leggerò buoni libri e avrò buoni amici. Ma è difficile stilare elenchi di propositi quando ci si sente una città piena di voci e soldatini là fuori che aspettano.
(L'assedio dura da settimane. Tutti si guarda in alto, aspettando un segno, un movimento, un segnale che annunci finalmente la resa. E' una bella città, questa che prenderemo: tiene torri e palazzi, e tesori in ogni dove. Dall'alto si deve vedere giù, fino al mare, e fin là è tutta una discesa di verde e rocce e strade che curvano insieme ai torrenti lungo le forme generose della montagna.
Non può mancare molto, oramai. Saranno affamati, lassù, e spaventati. I bambini piangono e le mamme li ninnano, assorte. Dietro le spesse mura forse stanno litigando per questa o quella decisione, forse qualcuno propone una resa immediata, altre voci fomentano la resistenza ad oltranza, costi quel che costi. Qualcuno propone di negoziare condizioni di resa, qualcuno, ribatte no, di bruciare tutto: chiese, palazzi, e i bei giardini accuditi con amore. Che spreco sarebbe, che inutile scempio. Di certo ci osservano, da lassù. Sento i loro occhi appoggiati al freddo dei muri, il respiro breve da animali braccati. Nuvole in cielo come fumetti vuoti galleggiano pigramente verso il mare.)