Ritmi serrati in ufficio, lunghe liste di to-do che si cancellano per sfinimento. Gioco a tennis con outlook, una mail la prendo, una la schivo, questa la rendo al mittente in volata. La Simo vuol discutere una cosa, ok, le dico, ma parla veloce. Parla veloce??? Respira, piuttosto, che fa bene alla salute. Da Alberto in due ore e mezza non facciamo altro che questo, respirare, poi aggiungere un suono, un tono, un mezzo tono, qualcuno si appoggia, un altro risponde, Angelo sovrasta e Giada bisbiglia, ognuno ha qualcosa da dire, e lo dice così, ed è chiaro per tutti, e nessuno fraintende. Fosse così dappertutto. Dalla playlist di Dadà ascolto Pieces, la batteria mi stuzzica a doppiare Deryck come-si-chiama, ma è troppo tardi per cantare stasera.
(Dai, su, non noti niente di diverso in me?
Mmm, hai tagliato i capelli? No? Il colore allora, li hai fatti più chiari. Più scuri. Ti sei messa il mascara, si, si lo vedo, hai messo il mascara. Il rossetto? Il fard? Ah, hai fatto la lampada?
Guarda bene, dai, osservami meglio.
Boh, è qualcosa che hai addosso? La camicia, la collana di perle di vetro? Hai un nuovo profumo. Le scarpe! Le scarpe col tacco!
Apri gli occhi, salame, l'essenziale è lì che ti guarda, a volerlo vedere. Ho tolto la fede.)
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