venerdì, 26 ottobre 2007
C'è uno su linkedin che mi tormenta, vuole connettersi al mio network a tutti costi. Io dico, ma potrò mai dire di conoscere uno che ho visto una volta sola, un'ora, in una riunione con altre 3 persone? Si sa, noi di internet siamo speciali. Mi chiama il direttore marketing così-cosà, dell'azienda cosà-così, buongiorno, sono il direttore marketing, possiamo darci del tu? Ah, noi di internet, che speciali che siamo. Ci chiamiamo responsabili marketing, web consultant, digital strategist, ma ci guadagnamo tutti onestamente da vivere spalando merda dalla mattina alla sera. Ora, da spalatore a spalatore, vuoi non darti del tu? Conosco uno che sul biglietto da visita ha scritto qualcosa come Managing Director of Virtual Identity. Ci si mette un po' a capire che mestiere fa davvero. Siamo duepuntozero e ce ne vantiamo, ma non è che siamo già superati? Dobbiamo fare un upgrade? C'abbiamo il cluetrain manifesto come sfondo del desktop, siamo always on, UGC, peer-to-peer, hyperlinkati e taggati in ogni dove, il tu, a noi, tse, ci fa una pippa.
(scusate, scusate, io 'sto media lo amo, ma a me qualche volta datemi del te. Con molto zucchero, che mi placa il google analytics e mi assicura che no, non moriremo con un click).
martedì, 23 ottobre 2007
Le amiche se ne sono appena andate, lasciandomi un'orchidea rossa, bellissima, che si chiama Afrodite, e due mezze bottiglie di vino che chissà quando finirò. Il Nero d'Avola, che gran facilitatore di comunicazione. Si cazzeggia, si ride, si riempie di suoni una casa che da tre settimane sta zitta in un inconsueto silenzio. Parla la Gio, campionessa di praticità, la Ki rincalza, Anna sopra tutte e la bionda gentile a tirare le fila dei discorsi. Smettila di raccontarti favole, dice qualcuno, lui non se n'è andato di casa, diciamo piuttosto che l'hai buttato fuori. Io protesto, debolmente. Io non sono così. BellaLu non fa questo. BellaLu è cortese, comprensiva sempre, si muove con grazia nel negozio di cristalli e mai mai mai ha rotto un bicchiere. C'è il momento della confessione solenne (il Nero d'Avola, ah, che vino divino): ecco, io mi sento come chi si è sempre mosso con grazia tra i cristalli ed ora agita le braccia sopra gli scaffali, compie salti acrobatici abbattendo le vetrine luccicanti con fragore assordante, spazza i gingilli, rovescia i ripiani, e prima di allontanarsi, come niente, spara sulla cassiera.
Un silenzio spesso accoglie la notizia. Pesa sui piatti, sulla tovaglia a quadretti coperta di briciole. Il vino compie giri lenti nei bicchieri. Be', dice Anna, certe cassiere stanno proprio sui coglioni.
lunedì, 22 ottobre 2007
Sono giorni di dimenticanze. L'altro giorno il cellulare, poi il portafoglio. Mi è toccato far benzina a credito, non mi era mai successo. Alle dieci mi hanno chiamato dal bar, lu hai lasciato qui l'agenda. Stamattina un messaggio di Elena, ehi, il tuo orologio! Tutto ciò che lascio in giro, puntualmente mi rincorre e mi riprende, e io magari neanche vorrei, per dire.
sabato, 20 ottobre 2007
E' carino questo posto, eh? C'è un parco con alberi alti e panchine di pietra attorno al campetto da basket. Roby ci mostra la cucina, la lavanderia, un edificio basso ha scritto atelier di pittura sulla porta. Fa segno a una finestra, è lì che dormo, e Ntò dice caspita, è proprio bello qui. Sembra dire che fortuna che hai, vorrei quasi starci io. Giriamo un po', lui cammina con le mani in tasca, io lo prendo sottobraccio e gli chiedo cose stupide, come si mangia, cosa fa, sono bravi gli infermieri. Si muove lentamente, a piccoli passi, ma con scioltezza, e non smette di parlare, di indicare lì la palestrina, qui la lavanderia. Ma in quanti siete qui? Eh, più di quattrocento, dice lui. Si avvicina un uomo, tiene le mani in mano e gli occhi fissi a terra. Hai una sigaretta, mi chiede. Roby risponde per me, te ne ho appena data una, adesso lasciaci stare per favore. A una fontanella beviamo, poi ci prendiamo un tavolino in pieno sole per chiacchierare un po'. Ntò non lo vede da dieci anni, forse di più, sono felice che sia venuto alla fine. Si prendono in giro, ma hai già i capelli grigi? Sì dai però tu guarda che pancia hai messo su! Roby gli chiede dei figli, si ricorda tutti i nomi, domanda cosa fanno, quanti anni. Un'altra figura dondolante si avvicina, fa piccoli gridolini come se ci avesse riconosciuto. Ha una giacca allacciata male, la camicia gli pende da sotto. Ma chi è ma chi è, chiede, ma come si chiama lei? Glielo dico, ah, dice lui, come l'imperatrice! E dorme la notte? E la mattina si sveglia bene? Tutto bene, lo rassicuro, grazie mille e tu? Roby non ride, Gianni vai via per favore, non vedi che stiamo parlando? Sono venuti a trovare me, lasciaci stare. Lui mi afferra la mano all'improvviso, e ci appoggia un bacio per qualche secondo. Sento con chiarezza il suo naso bagnato che lascia un breve sentiero di muco sul dorso, ritiro la mano e non so dove strofinarla, così la lascio penzolare a fianco, un po' distante dal corpo. Gianni si allontana dondolando, pensando a voce alta e gesticolando in direzione degli alberi. Ntò e io ci scambiamo sorrisi di comprensione. Eh, cosa vuoi, qui sono tutti fatti così. Sono malattie che mettono stranezze, fanno vedere cose che noi umani... ma davvero noi siamo immuni? Proprio sicuro-sicuro? Io per esempio continuo a dormire al posto di Tad. Così non mi manca, mi dico. E quando mi sveglio il mattino il posto vuoto è il mio e dico, azz lu, dove sei finita? Poi mi ricordo la mail della Consu, qualche giorno fa. Squillante, solare, piena di bella energia, proprio come è lei. Ricordati chi sei, diceva, e non dimenticarlo mai. Stai nel mio cuore. Mi sono chiesta: "stai nel mio cuore" sarà un indicativo presente? o un imperativo-esortativo? Da qualche giorno propendo ora per l'una ora per l'altra versione, a seconda del momento. Comunque, ecco, se non mi si vede in giro, può darsi sia lì che mi nascondo.
domenica, 14 ottobre 2007
Accolgo le amiche con lunghi abbracci muti. Poi offro qualcosa, un tè, un caffè, una bibita fresca a seconda dell'ora. Racconto i brevi fatti senza enfasi, senza fatica apparente, come fanno i bambini quando si improvvisano venditori al parco giochi e dispongono con ordine tre giornalini, una macchinina, un sacchetto di biglie di vetro. Non so se questa cosa sia "aprire il cuore": immagino che tutto dovrebbe essere più drammatico, e invece non mi sembra che lo sia. In cambio ricevo le loro confessioni inattese, non sollecitate, a loro modo sorprendenti. A. ha due bambini e una grande casa in campagna. Lei è tutto quello che io potrei desiderare di essere: un carattere energico, sicuro, un fisico asciutto, un po' angoloso. Sul lavoro, bravissima. Determinata, diretta. Mi sta davanti con gli occhi bassi e il respiro in gola per dirmi che da tempo crede che suo marito abbia un'altra donna, in un'altra città, dove spesso (troppo spesso) lo porta il lavoro. Ricciolidoro è il ritratto dell'esuberanza, basta vedere come balla la salsa. Ride in modo inconfondibile, buttando indietro la testa, e veste sempre microabiti e tacchi vertiginosi. Ma qui abbassa la voce e confida di una famiglia spezzettata e che da anni si paga una psicanalisi serrata, due volte la settimana. Anche I. abbassa la voce. E' troppo giovane, mi dico, per avere segreti. Invece ascolto la storia di un'altra vita, di un'altra lei. Perfino la bionda gentile riesce a stupirmi. Due matrimoni, due divorzi. Davvero, non sapevo, non sospettavo lontanamente.
Io ascolto, loro ascoltano. I nostri piccoli segreti stanno davanti a noi per quello che sono: tre giornaletti, una macchinina, un sacchetto di biglie di vetro. Presto è ora di cena e raccoglieremo le nostre cose per tornarcene a casa, a essere quelle di sempre.