venerdì, 21 settembre 2007
Vieni a correre che ci divertiamo, mi ha detto Germana. Tu sei matta, le ho detto, io non ho gambe. Anche in piscina, lavoro tutto di braccia, le gambe me le trascino. E allora immagina di correre con le braccia. Fulvio ha troncato la discussione. Non si corre con le gambe. Si corre con la testa.
E allora via con la testa, si corre per vie secondarie, in mezzo ai parchetti dove non c'è nessuno alle 7 di sera. Si corre piano, con passo ritmato, all'unisono, sudati, le mascelle serrate e le tempie che pulsano. Io penso che no, l'uomo non è fatto per correre. Gli avrebbero messo le ruote, no?, gli avrebbero dato un corpo più fluido, leggero. Quattro-uno-quattro-uno, quattro minuti di corsa, uno a passo veloce. Venticinque minuti, stasera. Loro corrono da quattro mesi, e già fanno 50 minuti senza fermarsi. Io penso che morirò, mi sento tutta scombinata, le gambe di gesso, alla fine sono senza fiato.
Da Alberto invece il fiato rinasce. Perchè ci sono tornata, alla fine. Ha tagliato i capelli, lasciato solo un pizzo di barba. Per più di due ore, scomodamente seduti a terra a piedi nudi, abbiamo prodotto suoni e rumori, poi ciascuno doveva descrivere la voce dell'altro, cosa ci sembrava, cosa ci ricordava. Quella di Teresa ricorda la seta cotta, quella di maestrina-coi-capelli-corti sembra un piccolo vulcano scoppiettante. Ascolti una voce, e vedi una storia. La mia no, sono stata zitta tutta la sera. Ospite avaro, mio malgrado. Alberto ha cercato di indagare, mentre ce ne stavamo andando. Tranquillo, tutto bene. E' solo che è una cosa nuova per me, non pressarmi, ok? Posso fare 25 minuti di corsa, 58 vasche sotto i 42 minuti, e senza battere ciglio, ma ci sono parti di me che non voglio forzare. Lavorare sul respiro fa come suonare delle corde, che non so dove stanno, ma ci devono essere, se suonano. Non è detto che mi piaccia. L'uomo non è fatto per correre, e forse non è fatto neanche per farsi domande sul respiro. "Quando trovi il respiro, smetti di farti domande". Ecco, allora, per piacere. Non fare domande. Lasciami stare.
mercoledì, 12 settembre 2007
- Ciao 'Nto, sono io. Sono passata a trovare la mamma stasera.
- Bene
- L'ho trovata bene, credo che domani la mandino già a casa.
- Si
- Le hanno tolto la flebo, le rifanno gli esami domani mattina e poi vedono. Ah, ho parlato col medico, è stato molto carino, ha detto che non c'è da preoccuparsi, sono cose che succcedono alla sua età, sembra che l'80% delle persone sopra i 60 anni ne soffrano, ma si rimetterà in un mesetto o due.
- A-a
- Ma che c'hai? Tu l'hai vista?
- Chi? ah, si, si, credo si debba considerare il contesto generale della patologia...
- 'Nto, ma come azz parli? Hai capito chi sono? Cià dai, passami i ragazzi, sono lì?
- No, adesso no, sono in castigo.
- ANCORA? TUTTI E TRE??? Ma cos'hanno combinato questa volta?
- Niente, non ascoltano, non obbediscono. Ale non si sa più come prenderlo, non parla più. Luchino dice si-si e poi fa quello che vuole. E poi Andrea... risponde! Non sappiamo cos'abbiano ma così non si può andare avanti.
E cosa vuoi che abbiano, fratellino? Vedo Andrea, il mio preferito, alle 9 già ventimila leghe sotto le lenzuola in compagnia del capitano Nemo, a modo suo è il più fortunato. Penso ad Ale, con tutti gli adesivi di Valentino Rossi sulla bici, in un giro di stagione ha cambiato la voce, per questo parla poco, improvvisamente non si riconosce più ed è come sperduto in un corpo di due taglie troppo grande per lui, penso a Luchino, il piccolo, e ai suoi esperimenti sulla coltivazione delle lenticchie in un bicchiere di cotone, surrogato educativo dei mostri telecomandati che non hanno accesso nella loro casa. Ti chiedono un cane? e tu gli regali tre pesci rossi, e ti offendi se non dimostrano entusiasmo, gli ingrati. Ma che fatica fanno i figli a tirar su i genitori, che pazienza devono avere. Devi spiegargli per esempio che no, non hanno più quattro anni, e all'acquario comunale, se li fa felici, loro, i genitori, possono andarci da soli ormai. Dai, fratellino, che altro vuoi che sia? Una diverticolite si cura in un mesetto o due, ma i figli che cresono si strapazzano di baci, si travolgono di abbracci, per il resto si sta a guardare, a rispettosa distanza, come qualcosa che non ci appartiene. Quando sento genitori che parlano di sacrifici un po' mi spavento, la trovo un'idea vagamente inquietante, funzionale soltanto al gioco delle colpe, dei ricatti, di inutili, inutilissimi pesi schiaccianti che non ti togli di dosso fino a che morte non ci separi, e il vantaggio dov'è? Ribellatevi ragazzi, dite no finchè siete in tempo, chi fa sacrifici avvelena anche te, digli di smettere, ma presto, prima che siate intrappolati nell'acquario comunale le domeniche dei prossimi cinque anni, prima che le lezioni di chitarra vi facciano completamente odiare la musica, o che la squadra di basket obnubili irrimediabilmente la voglia di giocare. State alzati fino a tardi e mangiate stringhe di liquirizia fino ad avere i denti neri. E siate disordinati, sempre. E se qualcuno vi dice qualcosa, dite pure che ve l'ho detto io.
- Scusa lu, hai detto qualcosa?
- No niente, adesso vado. Notte 'Nto. Dai un bacio ai ragazzi e stropicciagli i capelli da parte mia.
lunedì, 03 settembre 2007
C'è un tempo fantastico in Engadina, scrive Tad. Non c'è una nuvola, dovevi venire anche tu. Mmm, non so. Forse un'altra volta, quando non ci saranno le stangone universitarie, un'intera squadra di calcio femminile in preparazione atletica pre-campionato, a rompere i maroni a me e alle belle montagne silenziose.
E poi a casa soli stiamo bene, i ragazzi ed io. Ci guardiamo documentari di mari esotici e ritrovamenti archelogici, mentre si mangia pasta al pesto e hamburger, e con una mano sotto il tavolo Teo gratta il collo a Notte acciambellata sulle sue gambe. Dadà, appena tornato dal campo scout, mi racconta del freddo canaglia, dei ghiaioni paurosi. Intanto manda e riceve messaggi che sembra un ufficio dell'ansa.
Quando Tad non c'è noi il TG lo saltiamo proprio. Tutto quell'accanimento su notizie truci mi sembra più immorale di uno show di cicciolina. Ho capito che anche i giornalisti devono campare, e va bene il diritto di cronaca, ma, gesù, cosa ce ne facciamo di tutti i dettagli di un delitto che già è stato definito nei titoli "atroce", "efferato", "sanguinoso"? che informazione aggiunge sapere il numero esatto di coltellate, e dove, e come e, forse, perchè (ma sono congetture, state sintonizzati). Non si potrebbe inventare un modo nuovo di dare queste notizie? Una informazione meno pittoresca dei delitti non è proprio pensabile? senza enfasi, insomma che non sembri la trama di un libro avvincente di cui domani avremo il secondo capitolo, se facciamo i bravi. Non so, io posso solo esercitare il mio diritto di fare click e spegnere la tele. Anche perchè qui, alle 9 e mezza sono già spariti tutti, gatti compresi. Ascolto questa cosa che si chiama lastfm.com e che continua a passarmi musica bella, ma come fa a conoscere così bene i miei gusti mi chiedo.
sabato, 01 settembre 2007
Perchè io, a essere onesti, un sogno ce l'ho. Anche se nego, sempre nego, fortissimamente nego di avere sogni, ma solo progetti (o fabio, quand'è che torni?), anche se so che ai sogni si aggrappano le più sciagurate avventure, e non c'è statistica che lo smentisca, e so che solo gli stupidi hanno sogni, io un sogno ce l'ho. Bello e chiaro come il sole, preciso come una dichiarazione dei redditi. Il mio sogno è questo:
C'è un sacco di gente davanti, brusio, voci e rumori, e figure in movimento che non riesco a vedere perchè qui, qui sopra intendo, le luci sono puntate negli occhi e ti sembra di essere cieco. Sono emozionata, mi sistemo i capelli, mi passo le mani sudate sui jeans (da quand'è che mi sudano le mani?). Allora, si va? Eh? Siamo pronti? Si, eccolo, sta arrivando, giovane e bello che a lui gli anni gli fanno una pippa. Agita un saluto con una mano, la chitarra nell'altra, la folla impazzisce, le ragazze hanno occhi che vogliono piangere e i ragazzi le abbracciano ridendo. Ora si mette qui, a un passo da me, sistema la chitarra a tracolla, le dita sono già sul primo accordo, la folla si zittisce e allora guarda me e fa si con gli occhi, poi mi da la nota piano pianissimo che sento solo io, e io dico, Ok, sono pronta, Bruce fammi cantare.
Ecco, il 28 novembre pensatemi li, al Datch Forum di Assago, ad agitare le mani perchè Springsteen mi veda e mi senta. Felice, a un passo dal sogno, fanculo tutto. Perchè solo gli stupidi non sanno sognare.