giovedì, 30 agosto 2007
CIMG2156Giorni lenti in ufficio, e ore veloci tra una telefonata e un caffè. La bionda gentile è tornata a trovarmi, oggi. Abbronzata, come tutti d'altronde, e con la mollezza di tutti nel girare intorno a un argomento, frasi smussate e morbidi gesti: la fretta è ancora in vacanza. C'è il progetto che incombe, non vogliamo guardarlo? Pochi giorni e si parte, non vuoi cambiare qualcosa? Sfoglio gli appunti, guardiamo le immagini che scorrono sullo schermo. Questo non va bene, qui ci vorrà quell'affare che hai detto. Ci mettiamo un po' più di colore, che dici? Mi sembra così buio, tutto questo nero. Nero è elegante, dice lei, ai clienti piace. Nero è una noia mortale,  mettiamoci un po' di colore. Passa un pavone a fare un saluto, non ci manca proprio niente in questo nuovo ufficio. E' una pavona, a essere onesti, che si specchia nei vetri come si conviene alle specie. Fa qualche passo verso di noi, piega la testa di qua e di la, sembra perplessa. Signora pavona, è la tua immagine o la mia che ha qualcosa che non va? Se ho questa faccia è perchè sono ancora in vacanza, su, dammi qualche giorno e tornerà come prima. E' che succede sempre qualcosa, in vacanza. Io qui sto bene, ho una scrivania nuova e grandi finestre luminose. Ho perfino una lavagna che mi dice quello che deve accadere, e puntualmente quello che è scritto lì succede, con grandiosa precisione. Ma mi prende a volte il desiderio di essere da un'altra parte, di fare a volte un giorno diverso. Come quando a scuola si bigiava all'ultimo momento, e ci si concedeva all'improvviso un giorno via dai banchi e dai libri, e si faceva gruppo con quelli, come me, che giravano tra il duomo e il castello con lo zaino appeso alle spalle, a mangiare un panzerotto da Luini se c'erano spiccioli da spendere, o sfogliare libri in libreria o su una panchina a porta venezia se la stagione era buona. Mica voglio bigiare tutti i giorni, ma una volta tanto può andare. Che dici, signora pavona? Si può fare? Segue breve elenco delle cose che vorrei fare:
- un viaggio in treno
- camminare nelle vie di un paesino che si chiama Rochemolles dove non vado da un migliaio di anni
- suonare il campanello di una-persona-che-so e vedere che faccia fa a vedermi
- stravaccarmi da qualche parte con un paio di amici che sappiano suonare la chitarra decentemente e cantare e parlare e fare lunghi silenzi parlanti.
Niente, lei se ne va su quelle gambe sottili come stecchi, io prendo la bionda gentile sottobraccio e la porto al caffè.
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categoria:secondo piano torre sud
giovedì, 23 agosto 2007
La cosa strana era che lei non ci aveva nemmeno provato, a difendersi. Stava zitta e calma, come se stesse intensamente pensando a qualcos'altro, come colpita dall'opacità dei vetri che stavano alle sue spalle, e meditasse di passarci uno straccio, subito, al più presto, sì, ecco, passare uno straccio sarebbe stata la cosa giusta da fare. Parecchio tempo dopo, tipo anni intendo, era ancora quello il particolare che ricordava, e ci impiegò parecchio a distogliere il pensiero da lì. (E' strano come certe cose - insignificanti - rimangano impigliate, in modo apparentemente inspiegabile, tra le nostre pieghe cerebrali e acquistino una - immeritata - importanza nella nostra collezione privata di attimi. Conosco persone che, se avessero un soldo per ogni ricordo, sarebbero ricche sfondate). Era convinta che la liberazione da quella pena fosse poter tornare a quel momento, e allungando la mano (poca strada, a pensarci bene) passarla sul vetro. Che sciocchezza, avrebbe detto poi. Quanta energia ci vuole a conservare un ricordo che non vale la pena?
(Ehi, bambina, credevi davvero che tutto questo fosse gratis? No, disse lei, ma pensavo di avere già pagato abbastanza. Comunque ora vado a dormire, e, credimi, dormirò. Come chi non ha debiti in giro).
postato da: BellaLu alle ore 01:38 | Permalink | commenti
categoria:quante storie
martedì, 07 agosto 2007
Sono ricomparse le valigie sul divano. Come grossi uccelli migratori se ne stanno lì in attesa con le bocche spalancate, affamate di stracci e lustrini. Domani a quest'ora vedo aguglie e donzelle e grosse salpe striate, con la maschera e il boccaglio giro attorno agli scogli sotto sant'ampelio, veloce con le pinne fino a quando sono stanca, poi mi rovescio sui sassi a prendere il sole.
Mi porto tre libri che sembrano buoni:
- due di due, me l'ha consigliato Maurizio della libreria (ma a me non piace de Carlo, gli ho detto. Cioè, non credo, mi sta un po' antipatico, anzi. Quanti anni hai? questo ti piace di sicuro)
- un libro della Oates, me l'ha consigliato Giulia e l'ho iniziato in aereo, ma per ora mi sembra di una noia mortale, sono a pagina 100 e non è ancora morto nessuno
- mille splendidi soli, dubitando che sarà bello come Il cacciatore di aquiloni
- l'intoccabile, un altro libro di John Banville che ho decretato autore dell'anno subito dopo aver letto Il mare, e che ha superato tutti gli altri tirandomi dentro già dalla metà della prima pagina.
Butto tutto in pasto alla valigia, che ingurgita e fa un ruttino educato. Mi sa che è la Oates è proprio indigesta.
postato da: BellaLu alle ore 10:50 | Permalink | commenti
categoria:reading in progress
domenica, 05 agosto 2007
CIMG1842Mi fermo qui un pochino, ti spiace? Sto qui con le anatre del laghetto, guardo la gente passare e "penso i pensieri". Tu vai pure se vuoi, c'è una partita di baseball al campetto, ti raggiungo quando ho finito. Sicura? Tranquillo.
La verità è che aspetto un amico, lo aspetto da anni, e se viene è qui che lo incontrerò. Holden e io avevamo la stessa età, all'inizio, e insieme si avevano tante di quelle domande che ci si incurvava la schiena a portarcele dietro tutte quante. Sedici anni e una paura matta di crescere, che ogni scusa era buona per nascondersi, ritardare ancora un po' il Grande Salto Spaventevole dentro una vita che no, non ci sembrava neanche un po' interessante. Amico mio, lo so benissimo che non verrai. Voglio dire, tu te ne stai buono al riparo dentro un libro, giri in tondo dentro un perenne inverno scrutando fin dove puoi il futuro che ti hanno preparato. Osservi il mondo sempre dallo stesso spazio angusto, e le uniche rughe che ti toccano sono le pieghe agli angoli delle pagine. A noi invece è toccato andare avanti per davvero e infine viverla questa vita adulta, e trovare risposte che avessero un minimo di senso, oppure cambiare le domande, come a volte è stato piu facile, così che alla fine tornassero tutti i conti e noi si potesse dormire sereni la notte. Non te lo nascondo, non è sempre stato facile. Ma mentirei se dicessi che mi sento delusa, spenta, o arrabbiata, perchè la vita non è stata più bella o più brutta di quello che pensavamo, semplicemente è stata diversa. E non c'è stato nessun Grande Salto, semmai un abbandonare giorno dopo giorni vestiti che ci andavano stretti, corti di maniche e poi fuori moda, e prenderne di nuovi. Io credo che sia stato qui il grande errore di allora, tutta quella pesantezza che sentivamo era perchè vedevamo le cose come rigide e immutabili, e invece la felicità è elastica, morbida e di confini incerti e se questo spaventa, beh, allora non sei fatto per lei. Tu sarai per sempre il Giovane Holden e avrai 16 anni per l'eternità, ma qui fuori aggrapparsi a un'età e combinare tutto perchè la vita le assomigli può dare esiti discutibili davvero. Chissà se capisci. Si sta bene qui, si sta come d'estate sugl'alberi le foglie, e gli alberi qui sono più antichi di noi e fanno una musica deliziosa. Dai Gio, passa a salutare. Ti ricordi l'estate che ci siamo incontrati? Io ero una ragazzetta ossuta, la scuola era finita e noi si passavano pomeriggi interi in disparte sulla spiaggia, mia madre mi chiamava, una, due, tre volte, ma tu e io avevamo sempre qualche discorso in sospeso, qualche considerazione cosmica da fare, un argomento da sezionare, soppesare, comprendere. Di nuovo mia madre chiamava il mio nome, allora vieni a fare il bagno? ma io neanche sentivo, la voce mi arrivava ovattata insieme ai rumori, niente che avesse a che fare con me. Alla fine mi si avvicinava, mi metteva una mano sulla spalla e mi diceva, allora, ma cosa stai facendo? Io alzavo su di lei due occhi come P38 spianate, come solo a sedici anni è concesso avere, e dicevo, Zitta, muovendo appena le labbra, non vedi che sono Holden?
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categoria:reading in progress
giovedì, 02 agosto 2007
postato da: BellaLu alle ore 00:46 | Permalink | commenti
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