venerdì, 13 luglio 2007
Time after time
I tell myself that I'm
so lucky to be loving you.
Alla fine sì, abbiamo avuto una storia. Una storia dolce e pulita, fatta di respiri e battiti. Silenzi, anche, e sfioramenti e attese, come tutte le storie d'amore. Ci sono stati momenti di perfetta armonia come è raro avere, un tempo-fuori-dal-tempo come dono speciale solo per noi. Ci avrei creduto, se me l'avessero detto? O no, lui così serio e scuro, e io che ridevo alle sue battute. Ma ha saputo raggiungere con così tanta sicurezza le mie regioni nascoste, sembrava che lui già le avesse viste mentre io neanche sapevo di averle.
"I only know what I know..."
Ah, il pianoforte. Mi mancherà, adesso che le lezioni sono finite. Ti fa dire cose che nè in sogno nè da sveglia penseresti di dire.
venerdì, 06 luglio 2007
Che estate balorda, ieri nel bel mezzo di una giornata di sole e venuta giù un'acqua così forte e veloce che non ho fatto in tempo a fotografarla. I fiori sul terrazzo se la godono un mondo, da una settimana Tad è via e neanche devo darmi pena di annaffiare i pomodori. Sarà questa elettricità nell'aria che mi fa frullare pensieri nella testa. Camilla ritorna spesso, come se mi volesse ancora chiedere qualcosa. Su Cami, che c'è ancora? Dolcezza-del-mio-cuore, cosa mi vuoi dire? A dire il vero non so bene se è lei o se sono io quella che ha domande da fare. Per esempio: la notte spesso si graffiava le braccia nel sonno. Si alzava al mattino e diceva, è stato Lisca, lo vedi? ma senza protestare, niente capricci. Poi la sera diceva, posso venire nel lettone? Ma io no, dai Cami, sei grande oramai, e poi pensavo che non era igienico, non era "normale", in fondo cos'ero io per lei? E la mattina dopo di nuovo quei graffi, ma Cami, i gatti li ho chiusi fuori ma lei diceva, boh, si vede che sono entrati lo stesso. Oppure aveva un modo tutto suo di non-mangiare. Si serviva di piatti colmi di pasta al sugo, carne, insalata. Poi trovavo mezze cotolette arrotolate nella tasca della tuta, la pasta nella ciotola dei gatti. Oppure rovesciava un intero bicchiere di cocacola sulla pizza e poi rideva forte e diceva "Tanto non ho più fame". Faceva collezione di servizi sociali: allora, c'è l'assistente sociale del comune, la psicologa dell'assistente sociale, la psicologa della scuola, quella della terapia familiare, l'assistente domiciliare di Martina, quella del tribunale dei minori... e tutte volevano parlare con lei, non era fantastico? E tra di loro mica si parlavano, nooooo!, a tutte doveva dire le stesse cose, raccontare la stessa storia. Alla fine era come ripetere una storia letta su un libro, anche un po' noiosa in fondo. Sapeva pungere. A modo suo, perchè che spine può avere una bimba di dieci anni. Un giorno l'ho accompagnata a casa sua a prendere qualcosa, sull'acciaio zigrinato dell'ascensore c'era scritto: LAURA TROIA. Ho distolto gli occhi. "Mamma dice di non farci caso, nessuno le vuole bene qui. Ma se scopro chi è stato....". Stava scritto a metà altezza, dove può arrivare il braccio di una bambina non tanto alta per avere dieci anni. Quando non sapevo cosa dirle l'abbracciavo, e lei mi restituiva l'abbraccio. Il paese degli abbracci ha una lingua misteriosa, ancora adesso non la capisco, c'è una scuola che la insegni? (domande domande, e nessuna risposta. Ascolto Nick Drake, seguo il fumo dell'ultima sigaretta, guardo le foto alla parete, time has told me, respiro ed esercito la presenza mentale. Nessuna risposta. Forse domani).
mercoledì, 04 luglio 2007
E domani l'esame. Dai, ammettiamolo, su quel banco ci sono un po' anch'io, giudicano un po' anche me. Signora mia, dice l'esaminatore grasso e lucido come una cimice con gli occhiali, vediamo un po', sono bravi ragazzi 'sti ragazzi? Gli ha provato le lezioni, guardato i quaderni? Ha verificato le compagnie che frequentano, castigati a dovere per un'insufficienza? E diritto, mi spieghi, cos'è questo quattro in diritto?
"Ma guardi non saprei, il Teo col diritto non ci prende..."
"Ecco, lo vede? Rifiuta la legge, poi crescono sregolati, si mettono nei guai..."
"Ma no, è che dice che la prof era un po'... stronza, come dice lui. E poi mi scusi, in matematica però c'è scritto otto, e sette in inglese..."
"Ma brava, complimenti, gratifichiamoli anche! L'altro figlio suo però ha un bel cinque, in matematica"
"Eh, si, sono diversi, non è che i figli vengono fuori tutti uguali sa? Dadà però ha sette in filosofia, mi pare"
"Vuol forse fare il filosofo? No, me lo dica, vuole fare il filosofo?"
"No, vuole fare l'ingegnere."
"E allora a che gli serve la filosofia? E poi scusi, questo ha otto in condotta, come la mettiamo?"
"Ha avuto anche sette, è un miglioramento, no?"
"Cinque in scienze?"
"C'è margine di crescita"
"Si drogano?"
"Eh?"
"Si fanno le canne?"
"Non la sento bene, le nanne dice? Si, insomma, dormono il giusto, sa, fanno sempre tardi la sera..."
"Signora, lei non collabora"
"No"
"Lei non sa cosa rischia"
"Si. Cioè, no"
"Lei non vuole che si inseriscano nella vita adulta con le proprie responsabilità, il senso del dovere, il rispetto delle regole?"
"No. Cioè si si, ovvio che si..."
"Lei lo sa che il mercato del lavoro oggi si ba..."
Scriiiixxtrjfkjfzzschhh
Cimici, che bestie inutili. Sotto la suola delle scarpe fanno una puzza rivoltante.