venerdì, 25 maggio 2007
Allora, ci vieni?
Ma che ne so, a me David Bowie non è mai piaciuto...
Ma è una cosa carina, dai, presentano 'sto libro e poi ci sono le cover band, un po' di amici fuori di testa.
Allora ci vado, ascolto Cherry Vanilla dai capelli turchini che racconta aneddoti e storielle, la gente ride, occhi fulminati si scambiano commenti d'intesa azzeccando la data di un concerto, il titolo di un album, i componenti della band quella volta indimenticabile. C'è gente che ucciderebbe per un souvenir del suo idolo, ma io non sono mai stata così fortunata. Poi Alice mi trascina, voglio farmi fare la dedica al libro, dai chiedi tu che sai l'inglese. Cherry è larga, larghissima, ha uno smisurato sorriso mentre mi chiede What's your name dear? Alice, rispondo porgendole il pennarello rosso. Lei ride e verga di sbieco, To Alice, this could be wonderland, beware the rabbit hole! e poi firma e mi rende il libro con un Thank you Alice for being here. Passo il libro ad Alice, leggo sconcertata, saranno riferimenti alle canzoni, dico, tu capirai... Ma cosa? E' Alice nel paese delle meraviglie no???
Marò, sono rintronata, hanno attaccato la musica, band più o meno improvvisate, gesù ma che bravi, non sono per niente spaesati su quel palco stretto. Qualcuno canta ad occhi chiusi, abbracciato alla chitarra, altri zompano di qua e di là in completi bianchi attillati. E' il loro momento, lo sanno. Lo so.
Lo so perchè nel mio piccolo, due settimane fa, alla cena di addio al nubilato di Misia, quando già qualche bottiglia era stata rimanda vuota alle cucine, incitata da colleghe in mise da cucco totale, sono passata sotto il tavolo controparete traballante di vassoi e bicchieri e mi sono avvicinata al duo country-rock che allietava l'atmosfera e ho chiesto il microfono. L'ho fatto davvero, è tutto registrato e prima o poi finirà qui. Ho pronunciato qualche parola di scusa, una dedica improvvisata e ho cantato. Appesa al microfono con due mani, ignorando le persone intorno, i camerieri sospesi coi vassoi a metà, fissando un punto preciso oltre le teste e le luci azzurrine, come se non avessi fatto altro per tutta la vita.
Non mi ricordo che cosa volessi fare da piccola. La ballerina, forse, o la segretaria in tailleur, o la camminatrice di strade in paesi lontani. Ma quei pochi minuti erano figli di molti altri, molto prima delle ore con Patrick, infinitamente prima delle lezioni con Francesco. Quattro minuti di godimento totale, finiti in applauso di rito e con l'abbraccio sincero di Misia, e quel microfono che non voleva saperne di tornare a riposo sopra l'asticella e mi scivolava dalle mani. Quando è il tuo momento conviene prenderlo al volo.
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categoria:kind of music
venerdì, 18 maggio 2007
C'è musica in tutta la casa. Dadà dalla sua camera insiste forte su una canzone dei Modena City Ramblers e la chitarra elettrica fa un casino d'inferno. Abbassaaaaa gli urlo, ma lui dice che le casse soffrono a suonare piano e ci dà dentro con la voce. Dall'altro capo della casa sento Teo che batte sul pad, ha le cuffie e non so che musica stia seguendo. Forse gli Iron Maiden, da qualche tempo si trova con due o tre amici in un sala prove a Pavia e passano da Fear of the dark a Elvis Presley come se i due non stessero agli estremi dei gusti musicali di ogni persona sana di mente. Dalle casse del mio pc la voce calda di Vienna Teng si unisce al coro, il pianoforte è bello da dare i brividi. Questa casa è un casino, mi dico. Questa casa è una banda dove ognuno suona quello che gli va e i suoni, miracolo, fanno un'armonia. Questa banda ha trovato una casa,  siamo tutti diversi e ci piace così. Benvenuti. Benvenuti davvero.
Benvenuti anche gli amici, come queste musiche così diversi tra loro. Benvenuti quelli chitarra e casseula nelle sere d'inverno, benvenuto chi ha mezzo mondo negli occhi, Amara scappata dalla Cambogia quando aveva 16 anni, al cugino pittore che sembra una polaroid degli anni '70, benvenuta a Donata unmetroenovanta, ad Alice e al piccolo Bimhal suo figlio nepalese che pure le assomiglia, benvenuto a Lele che il vino gli fa dire cose profonde e poi canta da dio, venite avanti, quelli che stanno a destra e quelli a sinistra, quelli che passano l'estate in Africa a costruire pozzi nel deserto, e quelli che vanno al club med, benvenuto a quelli che parlano tutta la sera, a quelli che stanno zitti, a quelli che vengono solo per cantare, a quelli che si buttano sul divano e attaccano con la playstation, al giovane splendido e gay che si dondola sulla sedia, a quelli che scusa il disturbo, a Ugo che è tutto un tatuaggio, a chi fuma dove non si può, a chi sa tutto di tutti e te lo vuole dire ad ogni costo. Benvenuto benvenuto benvenuto.

La chitarra ha smesso. Teo strilla 'notteee, Dadà passa a dare un bacio, stai ancora lavorando ma? E come no...
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categoria:kind of music, i s-cetc
mercoledì, 09 maggio 2007
Mi organizzo gli appuntamenti comodi comodi alle 10, così non mi perdo Fabio Volo e tutto quel po' di leggerezza che trasmette. La leggerezza è il vero spettacolo che fa. Venerdi per esempio giocava a ping pong con gesù, in diretta, col suono della pallina che rimbalzava precisa, op, una schiacciata ("oh gesù ma tu giochi da dio!"). Non prendersi troppo sul serio, che bella qualità in una persona. Concedersi degli errori. Macchè, peggio, concedersi di non essere neanche fighi abbastanza per fare veri errori, solo cazzate. Come sto blog, per dire. Francamente imbarazzante, a pensarci. Niente che una possa mostrare in giro con orgoglio. Mi ricorda certi oggettini a decoupage fatti da mamme volenterose per la festa dell'oratorio.  Ebbene si, io sono anche questa cosa qui. Parole cangianti e (poca) scrittura. Per carità, sono anche cose più presentabili e socialmente utili, come anche grafici di analisi su media mobile trimestrale, ma anche no. Se uno mi dice "a me sembra che tu sei un po' una stronza" gli dico beh si, anche. E se un altro mi dice ma che persona gentile che sei, mah, dico io, si, anche. Così non mi faccio mancare niente, sono un po' questo e un po' quello, non ci penso e sto leggera.
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categoria:fabio volo, kind of music
giovedì, 03 maggio 2007
Ti chiamo e non rispondi. Ho poco da dirti, che qui fa vento e pioggia, e buio da perdersi. Stiamo comodi "sul cornicione delle cose" sempre, le gambe a penzolare e le rane nella pancia guardando giù. Ti chiamo e non rispondi, che oggi compi gl'anni e una parola accidenti ci vuole, un bel pensiero, che razza di amica sarei, che sorella dell'anima. Allora ti scrivo.
Che fa vento e pioggia e un freddo canaglia per essere maggio, ma che ci fa a noi? Ho fotografato i lampi dal balcone stasera e vorrei mandarteli insieme all'odore che faceva e al sorriso dietro la macchina fotografica, vedi un po' se li vedi. Dai raggiungimi qui, aspetto ancora un po'. Abbiamo avuto 4000 notti di pioggia e siamo sopravvissute indenni, una in più che male può farci?
(si si lo so, tu sei una persona perbene e suoni l'arpa celtica, l'uomo tatuato qui sotto può sembrarti un po' rozzo. Tu sorvola le apparenze, e casomai ascolta a occhi chiusi).
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categoria:kind of music