giovedì, 30 novembre 2006
Toc toc, posso anch'io? So che qui si accolgono confidenze strane, sui sedili di pelle di questa macchina di lusso ci si alleggerisce l'anima. Guarda, sarò veloce, ho visto Enoch aggirarsi furtivo aspettando il suo turno, ed Eleonora Simoncini tutta in tiro mi ha lanciato un'occhiata di fuoco. Non farò aspettare tutta questa gente, è solo che ho un appuntamento qui in zona e sono giusto passata a fare un saluto. Vedere come si vede il mondo da qui. Non ho molto da dirti, anzi, piuttosto voglio ascoltare: il caos calmo chi ce l'ha se lo tiene, finchè riesce, che poi quando si sveglia che bordello che fa. Solo pochi minuti, dai, metti i Radiohead, una a caso, la musica si spande, sale dai finestrini e cerca una via d'uscita, la vedo spiaccicarsi sul tettuccio foderato di beige e colare densa sui vetri appannati.
Ho sentito, ho capito, senti adesso vado, è stato bello stare qui con te, il caos calmo fa proprio il rumore che ricordavo. Uomo degli abbracci, non hai mica un abbraccio anche per me?



Sandro Veronesi
Caos calmo
Bombiani, 2005
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categoria:reading in progress
domenica, 26 novembre 2006
Le prime bracciate sono toste e rabbiose, e hanno un ritmo disarmonico - bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro - Come se il corpo facesse a botte con l'acqua, ecco cos'è, e volesse stabilire chi è che comanda. Le gambe sono di legno, scoordinate, seguono un ritmo loro, devo starci attenta, distendi bene il braccio, tieni dritte le gambe, in fondo alla vasca mi giro e via, bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro, sono solo alla 6. L'orologio sopra la vasca mi guarda scettico, prendo nota dell'ora e controllo di sguincio i tempi ogni fine corsa. Che a dire il vero si sono nuovamente ridotti, sotto i 41' ormai, senza troppo sforzo, e la cosa mi diverte e mi stupisce. So che se voglio migliorare non devo iniziare così come faccio, troppo veloce per mantenere il ritmo, bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro, ma chi dice che voglio migliorare? e poi penso che mi merito quel po' di gesti rabbiosi, i muscoli hanno voglia di faticare, o forse vogliono scrollarsi di dosso i pensieri, le polveri sottili delle tensioni in ufficio, i minuti di piombo coi figli (Teo, ma quando studi? Dadà, dove sei stato?), Tad avvolto in un groviglio di fili. Mi sforzo di concentrarmi sul respiro (bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro, sono a 18) ma i pensieri nuotano vicino a me alla medesima velocità, chiedono strada. Hanno le facce di chi incontro ogni giorno, più raramente la faccia di chi non vedo da tempo. Paul e il nuovo lavoro. La collega che aspetta un bambino. Tad che esce anche stasera. La risposta data a quel tale. La risposta che avrei potuto dare (quella brillante, tagliente, vincente. Che non ho dato. Bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro. 30 vasche). E' di solito qui che succede qualcosa. L'ho sentito chiamare il momento in cui "si rompe il fiato", e quello che succede è che la respirazione si fa profonda, regolare, governata da un automatismo indipendente da me. Come se qualcuno mi respirasse dentro, potente, con calma. E' il momento che aspetto più di tutti, bracciata bracciata respiro bracciata bracciata respiro, sento un piacere in tutto il corpo. Si sono svegliate le endorfine, o forse è il cloro. I galleggianti vanno veloci all'indietro, e anche i pensieri danno forfait, finalmente siamo solo l'acqua e io, e l'orologio ogni fine corsa non è più una sfida, so già di averlo battuto. Quarantasette. Quarantotto. Quarantanove. Potrei continuare, osare ancora un po', ma per cosa? Mi pregusto la doccia calda, i muscoli sazi che mi dicono grazie. Una bracciata e tocco il bordo vasca. Respiro. Respiro. Respiro.
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categoria:still waters
lunedì, 20 novembre 2006
"Sono trent'anni che faccio questo lavoro, e vi posso garantire che i numeri non servono a niente. Ancora adesso i GRP per me sono solo dei Grossi Rettili Pelosi."
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categoria:secondo piano torre sud
sabato, 18 novembre 2006
- Dai la vuoi sapere una storia veramente pazzesca?
- Mmm, non so, ho appena visto il telegiornale e mi è bastato
- No, guarda, questa è veramente incredibile. Dunque, lui e lei sono sposati da dieci anni...
- Ho paura di sapere già il finale
- No, ascolta. Allora, lui dice che il sogno della sua vita è sempre stato di andare a vivere in Africa, e in questo momento della sua vita pensa che lo vuole proprio realizzare
- Lasciami indovinare: ha quarant'anni
- Quarantatre. Dunque, lui da piccolo ha fatto 'sto safari in Africa con suo padre e adesso ha deciso che lui senza l'Africa non può più vivere.
- Senti lascia stare, ho già i miei casini...
- Ma no, senti qui. Lei ha un bel lavoro, una posizione, amicizie. Insomma, ci mette un po' a decidersi. Capisci, si tratta di una svolta davvero tosta
- Appunto, dimmi che lo molla e finisce li.
- No, lei lo ama, non hanno figli, capisci, quindi ci pensa un po' su e poi dice ok. Dà le dimissioni, comincia a organizzare la partenza, si dice che si abituerà alla nuova vita.
- Ma lei c'era mai stata in Africa?
- Macchè, però prende contatti con una missione in mezzo alla foresta, decide che aprirà un asilo per i bambini africani
- Ma lei non era caporedattore da qualche parte?
- Si, ma in Africa chiunque può mettere su un asilo, se ci mette i soldi. Insomma, lui va avanti per iniziare i lavori di costruzione dell'asilo...
- Muore sotto una trave? Lo morde un serpente?
- Ma smettila, lui parte prima, tipo a gennaio, e le telefona e le scrive per dirle quant'è bello tutto quanto, e che sta preparando tutto, prende contatti, organizza il lavoro. Lei a casa comincia ad abituarsi all'idea, raccoglie materiale, vende le macchine... A marzo è pronta per partire. E vuoi sapere cosa succede?
- Anche no
- Lui torna a casa e ha una faccia strana
- ...
- Lei chiede cosa c'è, va tutto bene, è successo qualcosa... Insomma, dopo giorni di tira e molla lui le dice che ha incontrato una ragazza
- No, guarda, lascia stare...
- ...una ragazza africana, di diciott'anni, vivono già insieme. Dice che il suo sogno africano non può essere realizzato senza una donna africana al suo fianco, gli dispiace, ma non c'è posto per lei nella sua vita.
- Il sogno africano? Ma va a cagare, va, tu e il sogno africano. E lei?
- Niente, piange e si dispera, lui riparte subito e lei si devasta di tristezza e psicofarmaci
- Bella storia, davvero edificante, grazie. Mi fa sentire meglio.
- Lei non l'ha più visto nè sentito, e si dà la colpa di tutto, dice che non riesce a odiarlo... Che storia eh?
- Dai retta a me, se moriva morsicato da un serpente era molto meglio.
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categoria:quante storie
giovedì, 09 novembre 2006
lDiogo mi racconta che non si piò fare questa vita per tutta la vita. Ha 35 anni ed è il managing director di un Club Med stravaccato tra i pini marittimi e le rocce rosse dell'Algarve, l'Altantico immenso di fronte. Noi ci siamo stati per la 4 giorni di convention aziendale (a dirci ma che belli che siamo, ma che bravi ma che fighi). "Ma viverci per sempre... no, non puoi farlo. E' come vivere a disneyland, e credere che il mondo sia tutto in questo recinto, pensare che minnie e topolino siano davvero i tuoi vicini di casa. La gente viene qui, sono tutti allegri, ti fanno grandi sorrisi, si abbuffano di ostriche e patè, si sbronzano in discoteca fino a mattina. Il più delle volte è un rapporto che finisce li, ma magari chiacchieri con qualcuno, ci passi un giorno o due, ma non c'è tempo di approfondire, mai affezionarsi, poi. A fine settimana se ne vanno, sai che non li rivedrai più. Loro ti salutano con dispiacere, perchè tornano a lavorare, magari in appartamenti di città stretti tra la spesa al super e le camice da stirare. Ma io a volte farei cambio, è già sei anni che sono qui, e mi piace, certo, è il mio lavoro, ma - credimi - a volte vorrei scappare".
Quando ci ha accompagnato al pulman, insieme a tutti gli animatori, sorrideva allegro e distribuiva baci e abbracci. Ma io mica ci ho creduto. L'ho baciato anch'io e gli ho augurato buona fortuna. Secondo me non arriva alla prossima stagione.

La solitudine del manager è chiaramente il titolo di un bel libro di
Manuel Vázquez Montalbán, manager che non ha nient'altro in comune con Diogo. L'Atlantico immenso di fronte invece è un verso di Guccini. Tanto per essere precisi.
postato da: BellaLu alle ore 23:27 | Permalink | commenti (2)
categoria:quante storie