giovedì, 28 settembre 2006
Giorni duri in ufficio. Si lavora troppo, si litiga per niente, sarà la chiusura dell'anno, sarà il budget che incombe, sarà il tempo, oh que sera sera. Sono saltata da una riunione all'altra quest'oggi, non stop fino alle cinque, trattando diligentemente di nuovi antivirus,  motociclette, autogrill, dating e una miracolosa crema antirughe. Tardi questa sera, (adoro quell'ora quando non c'è più nessuno in ufficio) mentre ancora confrontavo numeri e insieme rispondevo all'insistente americano zero-chance, il messenger mi ha timidamente inviato una bella canzone di Bob Marley, in una versione mai sentita prima. In un minuto la scrivania si è riempita di vecchi pirati che hanno allegramente scombussoltato carte e numeri. Così ho chiuso in fretta e sono venuta via. Magiche redemption songs.
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categoria:kind of music, secondo piano torre sud
venerdì, 22 settembre 2006
Come sarà fatta un'appendice? Scopro di non saperlo, in questa notte davanti alla sala operatoria. Notte bianca, notte verdina, non c'è nessuno in questo corridoio freddo e con troppo neon.
Ti aspetto mentre chiuso in una stanza qui vicino (troppo lontano da me) mani che confido sapienti incidono la carne e tolgono il dolore che solo ieri sembrava un niente ma che stanotte è diventato lancinante. Ehi dottori, com'è fatta un'appendice? Quanto ci vorrà, una mezz'ora? Siate lievi con lui, lui è Teo, un pezzetto di me, quello che mi fa sempre ridere, quello che prima di entrare in sala operatoria ha chiamato la nonna dicendole, già che mi aprono non possono mettermi dentro una bistecca che è da stamattina che non mangio? facendo ridere anche l'infermiere che spingeva il lettino. Lui è Teo, state attenti, è quello che fa ridere e arrabbiare, quello che da uno a dieci io amo 20 nei giorni pari e 100 nei giorni storti. Allora dottore, quanto ci mettete là dentro? è più di un'ora che aspetto.
Fisso la doppia porta, chiusa come una bocca imbronciata. Passano infermieri ridendo, poi è ancora silenzio immobile. Hanno abbassato le luci, mi aggrappo alla borsa col pigiama pulito e le ciabatte, il libro di Pennac che mi hai chiesto. Due ore. Fisso la porta nell'attesa che rida. Aspetto.

(scritto stanotte mentre Teo veniva operato di appendice. Il paziente è uscito all'una smoccolando contro le infermiere che gli avevano tolto le mutande e rasato l'inguine. Direi che sta bene. L'appendice è una formazione vermiforme dell'intestino crasso. Bastarda.)
postato da: BellaLu alle ore 09:30 | Permalink | commenti
categoria:i s-cetc
sabato, 16 settembre 2006
Andrea è il mio nipote preferito. Alessandro è simpatico, Davide è bello, Luchino è dolce, Luca attenti-al-fuoco, Marco il cocco di famiglia... ma Andrea è il mio preferito. Passa a trovarmi il sabato mattina, si serve di caramelle dal buffet, poi si prende qualche fumetto e si mette a leggere sul divano. Io intanto sistemo casa, o cucino. Prendo le melanzane, le taglio a fette spesse e regolari, poi a strisce, poi a dadini. Seguo un debole filo di pensieri, un progetto in partenza, i numeri del budget nella testa. Metto l'olio in padella e intanto cerco di calcolare a mente possibilità e errori, aggiungo e sottraggo, il r.o.s. passa da 10 a 25 e poi a 15 mentre l'olio comincia a fumare. Lui non fa caso a me, insegue Pippo e Topolino nelle storie di carta spessa. Il ros è troppo basso, alzo il fuoco e butto le melanzane.
Andrea, tu sai cos'è il ros?
Solleva appena gli occhi perplesso, mi dice di no mentre i Bassotti scappano a gambe levate. Ci vuole un po' di sale, ci vuole un'idea geniale, quanto ci metteremo ad andare a break even?
Andrea, tu lo sai cos'è il punto di break even?
Si fa più attento,  mi guarda come se gli dispiacesse di non potermi aiutare. "Ma è scritto qui dentro?" mi chiede.
No, non ancora, c'è ancora un po' di vita davanti. Faccio dorare l'aglio a parte, affetto veloce i pomodori e li cuocio. Che profumo, mi lecco le dita. Forse potrei cambiare lavoro, forse ha ragione Sheyla che lascia tutto e parte per l'Africa, per una vita diversa. Dovrei provare, bisognerebbe non pensarci troppo sopra. Tanto per provare. Cos'ho da perdere, la vita è una sola. Scolo le melanzane, le raccolgo in un piatto su un foglio di carta assorbente. Abbondo di sale, mi piacciono saporite, poi le unisco al pomodoro. Ecco fatto.
Andrea, tu lo sai cos'è la vita?
Finalmente mi sorride sollevato, questa è facile: la sa.
postato da: BellaLu alle ore 10:49 | Permalink | commenti
categoria:i s-cetc, secondo piano torre sud
mercoledì, 13 settembre 2006
Il primo è durato 18 anni. Un tempo lunghissimo, senza promesse nè tradimenti, in totale armonia fino alla fine. Il secondo era bello, alto e ben piantato come piacciono a me, ma dopo quattro anni mi ha mollato in asso, così, da un giorno all'altro, senza dirmi perchè. Quelli belli, si sa, si montano la testa facilmente. Adesso ne ho preso uno classe AAA, no frost, tutto d'argento e carenato dietro che sembra un missile sulla rampa di lancio. Si chiama Samsung-qualcosa e ha un pannello dove mi manda messaggi su come si sente, e io posso dirgli cosa voglio da lui (più caldo, più freddo, più su, più giù). Non male per un frigo, ci sono persone che a comunicare fanno più fatica di lui.
postato da: BellaLu alle ore 22:01 | Permalink | commenti
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martedì, 12 settembre 2006
Ho ricevuto la tua lettera. Grazie per le belle parole. Certo che si, a fine mese farò un salto a trovarti, così mi racconti come vanno le cose, e del nuovo spettacolo teatrale che state preparando. Per favore, dì al tuo amico dal nome strano che no, purtroppo al momento non conosco nessuna ragazza disposta a scrivergli, soprattutto se la vuole giovane, simpatica, ricca e possibilmente carina. La Barbie, forse?
Qui si è ripreso a lavorare, e i ragazzi oggi hanno iniziato la scuola. So che Teo ti ha mandato una cartolina da Amsterdam, l'hai ricevuta? Gli ho chiesto io di mandartela, "Roby c'è stato dodici volte, gli farà piacere..." gli ho detto. Dodici volte. Io non riesco a pensare a nessun posto dove sono stata dodici volte. Beh, si, la casa al mare naturalmente, ma quella è diverso. E poi, sai, ultimamente mi fa un effetto strano. Non so, mi rimescola dentro qualcosa, tutte quelle cose che sembra non cambino mai, anno dopo anno, e ogni cambiamento lo misuri a secchiate di nostalgia. Lo vedi, anche qui fuori abbiamo i nostri problemi. Anche qui ci sono volte che ci si illude che per cambiare basterebbe fare piazza pulita del paesaggio circostante e potremmo ricominciare da capo. Che ci basterebbe un luogo nuovo, bello pulito, nostro per totale mancanza di indizi, e saremmo persone completamente diverse. Migliori. Ma noi lo sappiamo, vero?, che sono tutte fregnacce, tutte inutili panzane, e ci dedichiamo piuttosto a vivere adesso, senza troppo programmare il futuro. (E se ci prende un po' il magone, se le domande strillano e pestano i piedi, noi non facciamo finta di niente: ce le prendiamo pazientemente in braccio e le ascoltiamo senza arrabbiarci, per tutto il tempo che ci vuole.)
postato da: BellaLu alle ore 21:59 | Permalink | commenti
categoria:opg