giovedì, 31 agosto 2006
Raccolgo l'idea di Ubik di trasformare il Blog Day in Blog Memorial Day: l'occasione insomma di salvare, ripubblicandolo, un vecchio post così da rimetterlo in circolo nella grande rete. (Chi poi volesse leggere la di lui dissertazione sul significato dei blog si metta comodo, perchè la lettura, benchè gustosa, è piuttosto lunghetta, e probabilmente indigesta a molti).
Questo il mio contributo al salvamento dall'oblio, un post di Flounder:



postato da Flounder alle ore 21:41
martedì, 31 gennaio 2006

Ti scrivo, amore mio. Guardando oltre le sbarre di questa cella immensa.

Dove mi difettano aria, le tue labbra e i sogni.

Con  pasti caldi e ben serviti, tutto a puntino, non potrei lamentarmi.

La passeggiata prima di dormire, un buon libro e qualche sigaretta.

Ti scrivo.

Parole facili, che non si perdano ai controlli.

Che non incontrino censure a metà strada.

Le conto, le parole, camminando in cerchio.

Ogni due passi sillabo a memoria, cerco il senso in un ritmo.

Te le spedisco con un francobollo che reca impresso il disegno di un uccello.

Affidandole a un secondino compiacente.

Così quando mi leggi puoi sognare di volare.

Dalla tua stanza angusta verso di me, al di là delle sbarre.

Dallo spazio ristretto in cui ti muovi.

Tu che sei  prigioniero e non immagini l’orrore.

Di questo enorme mondo senza te, terribilmente vuoto, un carcere infinito.



postato da: BellaLu alle ore 22:37 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 29 agosto 2006
Scegliere un libro è un percorso che segue strade spesso imprevedibili. C'è il consiglio dell'amico fidato, del blogger di fiducia, l'incipt letto da qualche parte. A volte un libro ha una copertina intrigante, o semplicemente la carta giusta per tatto e olfatto. A decidermi a prendere "Il principio del dolore" è stato il sottotitolo: "viaggio luminoso nella sofferenza..." Ho raccolto la sfida, perchè è un curioso ossimoro l'accostamento di dolore e luce, e volevo vedere dove portava il viaggio. E perchè so che il dolore, slegato dalla sua origine, è molto meno doloroso, e magari era proprio questo che si raccontava lì dentro. I racconti sono belli, nove come quelli di Salinger, che infatti ricordano un po' (alla lontana). Ma il sottotitolo, vi avverto, non mantiene la promessa. Se c'è luminosità, è quella di una lampada al neon - intendo: fredda, asettica, distante. Ma non scrivono più libri che fanno piangere???
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Adam Haslett, "Il principio del dolore", Einaudi 2003
(ma il titolo originale, "You are not a stranger here", è molto meglio)
postato da: BellaLu alle ore 21:43 | Permalink | commenti (1)
categoria:reading in progress
domenica, 20 agosto 2006

Se fossi nata maschio mi sarebbe piaciuto fare il muratore. Sarà anche un mestiere pesante, ma che soddisfazione dev'essere mischiare sabbia e cemento nella betoniera, vuotare la malta molle nei secchi, salire le impalcature e vedere venir su una casa. Tra i muratori si usava piantare una bandiera quando si arrivava "a tetto", come dire che il grosso del lavoro era fatto. E la sera si festeggiava con una mangiata. Poi c'era il tamponamento, la rasatura del civile, la gettata del fondo a pavimento, il tracciamento dei cavi. Rifiniture insomma. Dettagli. Se la casa stava in piedi era per la bontà del lavoro prima, dalle fondamenta in su, un lavoro di bolla e filo a piombo.

Queste cose me le ha insegnate mio padre, anche se non è mai stato un muratore di mestiere di case ne ha tirate in piedi più di una. E sembra che ancora adesso niente lo appassioni di più che tirare giù un muro, buttar fuori una finestra. Spostare la scala per guadagnare 6 metri quadri in cucina. Un hobby davvero esclusivo. Al funerale dello zio Piero, l'anno scorso, ho visto una curiosa usanza, forse importata dalla nuora praghese. Nella bara i famigliari hanno messo anche oggetti cari, il berretto con la visiera, le forbici per potare le rose. Un vasetto di brillantina. Tornando a casa cercavo di alleggerire l'atmosfera e ho detto a papà, a te metteremo una cazzuola.

postato da: BellaLu alle ore 11:10 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 05 agosto 2006

"Sei pronta?"

"'spetta, arrivo"

Di nuovo una partenza. Osservo mentre sistemi le stanze, svuoti il frigo e riponi in bell'ordine i libri, i fiori, le sedie sul terrazzo. Togli la polvere dai ripiani per far posto a nuova polvere. Le valige sono già in fondo alle scale, ti porti via anche la chitarra. Ora spegnerai il pc e poi abbasserai le tapparelle. Sarà un po' come chiudere gli occhi, sonnecchierò per due settimane insieme ai gatti, in questo insolito silenzio: niente chitarra nè batteria, niente musica a palla, telefoni che suonano, niente passi frettolosi giù per le scale. Nessuno che torna alle due del mattino, che chiama per la cena, niente cori sul terrazzo alla luce delle candele. Non saluto neanche, guarda, sto già dormendo.

"Allora, ci sei?

"Eccomi, sono pronta".

postato da: BellaLu alle ore 15:37 | Permalink | commenti
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venerdì, 04 agosto 2006
Da quando in ufficio è scoppiata la moda dello sbiancamento dentale, qui non si salva più nessuno: e ora è tutto un fiorire di sorrisi messi in mostra con spavalda sicurezza. Ho ceduto anch'io, ed ora lo specchio mi restituisce un  volto che ha nuovo biancore. Dice lo specchio: già che c'eri, non potevi rifarti le tette?
postato da: BellaLu alle ore 12:08 | Permalink | commenti
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