martedì, 27 giugno 2006
Quando ho iniziato, l'anno scorso, sembrava che a tenere un blog fossimo io, un paio di colleghi e altri quattro sfigati della rete. Ora è tutto un fiorire di analisi, dati, tavole rotonde. Illazioni. Presentimenti. Come questa bella ricerca sulle comunità in rete, dove i blog italiani risultano essere più di 400mila. Impressionante. I comunicatori, i marketing manager, i brand strategist, hanno finalmente qualcosa di nuovo da studiare. Di certo c'è che il mio modo di parlare è cambiato. Prima scrivere era un'attività discutibile e imbarazzante, strettamente personale e non cedibile, dove stava la calca di pensieri clandestini, stivati come albanesi su barconi malandati. Quelli che approdavano alle sponde della fisicità in forma di parole pronunciate erano profondamente cambiati, spesso giustamente incazzati. E attenti che la guardia costiera non li rispedisse al mittente. Ora l'abitudine ai post (miei e degli altri) mi sembra mi faccia parlare più sciolta. Scrivo, anche, più sciolta. Ieri una mail di lavoro aveva per oggetto Blowing in the wind - sollecitavo risposte che si negano da mesi, e mi sembrava che, come oggetto, fosse più efficace di un formale Reminder alla lista dei destinatari. Più simpatico, anche. E di quello che ne pensano gli altri mi importa meno di niente.
domenica, 18 giugno 2006
Il preside. Le graduatorie. La commissione ponti (ponti? stiamo mica a venezia! ah, i ponti delle vacanze...). La prof di lettere ha le gonne troppo corte. Quello di musica i capelli troppo lunghi. Quella di arte è troppo bionda. Ci vorrebbero più computer. La riforma moratti. La commissione H. La bocciatura ingiusta. La madre del tale. Il preside ha detto. Il consiglio di classe. Il commissario d'esami.
Un'altro giorno con tre insegnanti e mi sparo.
sabato, 10 giugno 2006
Spesso le mie giornate sono tutte a pezzi. Pezzetti come tasselli colorati di un mosaico, coi grigi e i neri al posto giusto, i rossi, i turchesi, un po' d'oro qua e là (ma senza esagerare). Non le puoi guardare troppo da vicino, non ne capiresti il disegno, che è...?...bello nell'insieme.
Giovedì per esempio. Primo tassello. Giornata euforica all'EBA. Al tavolo degli accrediti è tutto un riconoscersi e abbracciarsi, stringersi la mano, un rito che è parte integrante del resto. Poi ascolto, commento, approvo sottovoce qualche intervento con Silvia e Roberto. Layla è nervosa, cazzia un po' tutti, le diamo ragione. Ogni volta mi porto a casa qualcosa, un'idea, una definizione. La prossima settimana il termine "metamedia" farà un figurone sul .ppt di 20 slides da portare a Torino. Al coffee break il rito cambia, è lo show delle new entry, il ballo dei debuttanti. Vieni, ti presento Luca. Ciao Luca, come va? Ma non ci siamo già incrociati? Si, forse su qualche mail. Il pomeriggio sono di scena i blog, di più: i blogger in persona. Mafe parla sciolta dopo il prosecco del buffet launch, e anche gli altri. Questa gente parla proprio come posta, ecco cosa c'è di nuovo tra i relatori della net economy. Anche Luca di Biase, mezzo diroccato sulla poltrona, sai che potrai dirgli anche tu qualcosa, un commento sul blog e magari ti risponde. Alle 6 tutti a casa, ma chi c'ha voglia? Milano ha un'aria così bella in questi giorni, sembra più pulita, vi va un aperitivo? Non so cosa ci fosse nel vino, o se invece fosse l'aria ad avere qualcosa di euforizzante. Com'è che le persone al tavolino in Cordusio le avrei abbracciate tutte? Si, forse hanno messo qualcosa nel bicchiere, mi sento un'energia che fa fatica a rimanere sotto la pelle. In un attimo si fanno le sette, gesù devo scappare.
Secondo tassello. Perchè alle 9 ho la cena col coro, ma fatti due conti non ce la faccio a tornare a casa e poi di nuovo in centro. I miei uomini faranno a meno di me stasera, Dadà mi dice di andare tranquilla, che loro si arrangiano. Allora vado da Elena, è parecchio che non la vedo. Ma prima mi perdo per strada, colpa della musica nelle orecchie, sicuro, o delle risate con Marco e Roberto. Appena arrivo da Elena spengo l'ipod e ripiego con cura le risate, prima di sedermi di fronte a lei nella cucina nuova, e ascoltarla mentre mi racconta di Tommy, qualche giorno fa l'hanno arrestato per un po' di marijuana in eccesso. Interrogato, schedato. "Per fortuna è minorenne". Una bella fortuna davvero. L'ascolto e sono un'altra, un pezzetto grigio-verde, forse, come i suoi occhi che sembra che scappino mentre mi parla, e tutto quello che ho da offrire è ascoltarla. E accompagnarla con la mente tra il tribunale, lo studio, l'avvocato. Del nuovo fidanzato non chiedo niente, questa volta preferirei non conoscerlo, grazie. Lei lo sa e si limita a dirmi che la storia continua. Bene, io ascolto. Dopo tanta operosità è un cambio di scena, come essere dentro un altro film. Immobile stavolta.
Terzo tassello. Arriviamo ai canti e qualcuno è già li, c'è agitazione per il saggio. Ma chi vuoi che venga a sentirci? Gesù, invece vengono, ma chi il ha invitati?? Patrick è allegro, ci stuzzica e ride. Metà del coro ha una cotta per lui, me compresa. E lui di certo lo sa, e flirta con tutte. I canti vengono bene, applausi scroscianti al Peixinos do Mar, sguardi smarriti al miserere miagolato, e la mia voce solista alla Bruja attacca sicura, senza sbagliare una battuta. Dio quanto mi piace, possiamo fare che non finisca mai? Possiamo cantare tutta la notte? Ma sono già le dieci e mezza, la platea applaude l'ultimo bis, ma scusate, noi s'ha da andare a festeggiare. Patrick è seduto vicino a me al ristorante, sento l'invidia delle altre pizzicarmi il collo. Chiacchieriamo, e ogni minimo sfioramento mi provoca una piacevole euforia. Fisica. Anche i cinesi del ristorante ci hanno dato dentro con le sostanze psicotrope, oppure era nel caffelatte stamattina, è tutto il giorno che i pori della mia pelle sembra attirino elettricità. A beneficio dei pochi avventori di mezzanotte, e dei cinesi divertiti, attacchiamo un'estemporanea di canti, qualche pezzo di repertorio e poi a ruota libera. Ma che mago è con quella chitarra, non gli posso guardare le mani perchè ho paura che i pensieri mi si stampino in faccia. "Patrick, mi daresti un passaggio? Ho lasciato la macchina in Ripamonti." Non c'è problema, è di strada. Parliamo del coro, le vacanze, la vita coi ritmi troppo serrati. Non c'è nessuno in giro per Milano all'una e mezza, ma sbaglio o guida a trenta chilometri orari? Io non so come mettere a tacere le mie cellule epiteliali che continuano la loro danza sconsiderata. Qui se non lo bacio succede una strage. Infatti lo bacio. Castamente, sulle guance. Due volte. Ci scambiamo gli indirizzi email, i telefoni. "Fammi sapere", "Contaci", "grazie del passaggio" "di niente, e non smettere di cantare, hai davvero una bella voce". Non mi illudo, non sta flirtanto. Dice solo la verità.
Quarto tassello. Sono le due del mattino quando rientro a casa. I miei uomini, quelli miei davvero, sono tutti a nanna. Adoro sentirli respirare quando dormono, dal centro della casa silenziosa li posso sentire, a loro modo fanno un coro, o è la voce stessa di casa mia. Mi lavo piano i denti, mi infilo nel letto vicino a tad pensando a questa mamma così sconsiderata che fa le ore piccole, ma che si sente proprio bene così. Un tassello che trova l'esatto incavo, l'incastro giusto in mezzo agli altri. Sorrido perchè credo di distinguere il disegno della giornata e sono soddisfatta, posso dormire serena. Domani avrò un bel mal di testa per il troppo vino, lo so già, ma chi se ne frega.
Quinto tassello. Sbarro gli occhi. Cos'è 'sto rumore? Chi è che rientra a quest'ora??? Teo, azz, ti sembra l'ora di rientrare, screanzato che non sei altro? E domani è l'ultimo giorno di scuola, sei sicuro che sarai promosso quest'anno? Fila a dormire, che domani sei rinco (esattamente come me, ma non lo dico). Chissà dov'è stato. Con chi. Cos'ha fatto. Devo parlargli. E se come Tommy... Va bè, adesso comunque è a casa.
- Notte ma
- Notte.
giovedì, 01 giugno 2006
Da qualche tempo ho sogni la notte. Mi vengono a trovare come ospiti inattesi, le facce stralunate di chi ha fatto un viaggio lungo e noioso. Se ne stanno per ore mollemente sdraiati sul mio divano, e discorrono tra loro di cose che capisco a fatica (ma sorrido e cerco di non darlo a vedere). Qualcuno agita l’aria con gesti scomposti e mette in disordine la polvere sui miei tranquilli ripiani. A volte si servono dal mio frigo, e parlano a voce troppo alta, i maleducati. Io li lascio fare. Anche i sogni avranno ben i loro diritti.