lunedì, 26 dicembre 2005

Abbiamo ogni anno un appuntamento preciso. La mattina di natale, prima che cominci la giostra dei pranzi, dei pacchetti da scartare, prima che le nostre case si sveglino ai figli e al rumore, noi ci troviamo a metà strada tra 2 sms. Succede solo a natale, e tanto mi basta. Può sembrare misero, poco personale, freddo. E invece no. Io aspetto il messaggio di simona, due semplici righe sul mio display, come si aspetta una lunga lettera, o un amico puntuale agli incontri, proprio come si aspettava il gesù bambino (quando ancora veniva di persona a portarci i regali). E le mando le mie poche parole senza pensare troppo a come scriverle, come vengono vengono, perché qualsiasi cosa ci sia scritta li, lei capirà quello che c’è da capire. E’ stata la mia terapeuta per cinque anni, che parole possono passare ancora tra di noi?

postato da: BellaLu alle ore 21:25 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 21 dicembre 2005

Il direttore moda scrive poesie. Non dovrebbe stupirmi che si possano fare 200milioni di euro di budget e scrivere, ma so quanto entrambe le cose richiedano impegno e autentica bravura (lo so anche se io ho fatto mooooolto meno budget di lei, e quanto allo scrivere... lassa stà).  Anche il mio amico Matteo scrive, ma da un giornalista già te lo aspetti di più. Ha anche preso un premio, ma non ha voluto farmi leggere niente. Per ora. Il progetto di Marco, il collega della divisione arredamento, invece è ambizioso: un romanzo storico di 250 pagine sulla storia del traforo del Sempione. Oggi mi ha mandato i primi due capitoli, li leggerò prima di dormire, e il mio giudizio sarà severissimo, gliel'ho promesso. Se non mi piace giuro che gli toglierò il saluto.

postato da: BellaLu alle ore 22:07 | Permalink | commenti
categoria:secondo piano torre sud
sabato, 17 dicembre 2005

Quem me ensinou a nadar, quem me ensinou a nadar?
Foi, foi marinheiro, foi os peixinhos do mar
Foi, foi marinheiro, foi os peixinhos do mar.
È nós que viemos de outras terras, de outro mar
tomos pólvora, chumba e bala, nós queremos é guerrear.

Sarebbe bello se su un blog ci si potessero appiccicare ritagli di giornali, biglietti del tram, carte di caramelle, come facevo con i diari da ragazza, a futura memoria di brevi incontri e serate belle, a futura memoria e privata collezione di attimi, come il clown di Böll. Qui incollerei gli occhi mobili di Patrick che giovedi ci ha fatto cantare questa canzone. "Chi mi ha insegnato a nuotare? E' stato il marinaio, e i pesciolini del mare... ". Ci incollerei lo scontrino del caffè preso in piedi con un amica. E una bella poesia di Vivian Lamarque, toh, che mi fa sempre ridere.

ps/ Sylvia Plath, Alda Merini, Vivian Lamarque... ma c'è una poetessa, tra quelle che amo, che non sia un caso psichiatrico???

postato da: BellaLu alle ore 14:17 | Permalink | commenti (2)
categoria:kind of music
venerdì, 09 dicembre 2005

Ho scritto spesso lettere che poi non ho spedito, ma costa troppa fatica scrivere ora, l'hai deto anche tu, non possiamo permetterci simili sprechi.

Lo ammetto, mi sono un po' scocciata dei tuoi bidoni, e mercoledi ti aspettavo, una telefonata potevi pure farla, no? Almeno un messaggio in segreteria, mi avrebbe fatto un po' schifo ma meglio di niente. Infierisco su qualcosa che fa già male, lo so, ma abbi pazienza, ci sono persone che fanno carte false pur di riuscire simpatiche, e di solito ci riescono bene, ma non è il mio caso. Anzi, ultimamente provo un certo gusto nel rendermi antipatica, sarà che, terra terra, di certe smancerie ne ho le palle piene, finisce che uno non distingue più le cose vere in mezzo a tanto ciarpame. O forse sto solo invecchiando, non so. Comunque sia, il fatto di sapermi dalla parte della ragione, circa l'essere scocciata intendo, e di sapere che mi dai ragione anche tu, beh, questo non mi restituisce l'amica che avevo e, mi chiedo, a te cosa diavolo fa guadagnare. Mercoledì volevo raccontarti un paio di schifide idee che ho per il mio prossimo futuro, e chiederti cos'hai da nascondere vergognosamente dietro inespugnabili roccaforti di solitudine. Guarda che la vita è una bella puttana, prima di riposarti eternamente goditela almeno un po'.

Ho cercato di giustificarti, e mi son detta: "Forse ne ha abbastanza di me", ma vedi un po' tu: sai aprire la mia anima come neanche un apriscatole con un barattolo di conserva - può uno qualunque fare questo? Hai trovato le parole, e spesso anche il silenzio, per consolarmi  nei miei giorni neri (sì, anche quando dicevi "non so come aiutarti") - può uno che non ti vuol bene riuscire a fare questo? No, non mi sfiorano dubbi sui tuoi sentimenti, e ancora meno sui miei. Forse credi che questa sia una di quelle porte che dopo i trent'anni bisogna chiudere perchè se ne aprano altre. Hai buttato via le miei stupide lettere di ragazza, ma questo gesto coraggioso quante porte ti ha aperto? Nelle mie stramaledette schifose lettere c'eri anche tu o sbaglio? Non avevi proprio posto, dico, pochi centimetri cubi di posto, in casa tua per loro? Oh Elena, forse sulle porte da chiudere hai frainteso qualcosa, o ti hanno fatto uno scherzo.

Spero che la tua brava analista junghiana (e te l'invidio, è un lusso da ricchi che non potrò mai permettermi) ti sia d'aiuto. Io cercherò di non interferire. Anzi, cercherò di sparire del tutto. Le porte aperte creano sempre corrente, con grande disagio per tutti.

* * * * *

Non so perchè mi è tornata in mente questa lettera, a Barcellona. Di certo qualcosa che ho visto, o sentito. Viaggiare, mettere distanza dai luoghi quotidiani, spesso regala di queste stranezze, o lucide visioni. La posto qui per Elena, lei saprà come trovarla - ma non saprà più come perderla. Ah, che scherzo le ho fatto....

postato da: BellaLu alle ore 22:05 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 08 dicembre 2005

Cinque giorni premio a Barcellona. Cielo azzurro, strade piene di gente che vive tapas-style: la vita a piccole dosi, con molto colore e sapore, a tutte le ore. Mi sono innamorata di venti palazzi, quaranta stradine e un centinaio di volti. Ad affittarci una stanza, al terzo piano di un palazzo fine ottocento, a due passi da casa Batllò, è stato un timido ragazzo argentino di fede buddista e inglese incerto, che ci preparava la colazione con un servizio di autentiche tazze art-nouveau. Gaudì insieme al caffè, insomma. Se vinco alla lotteria, ho deciso, mi trasferisco là. O anche se perdo tutto, invece.

postato da: BellaLu alle ore 21:58 | Permalink | commenti (1)
categoria: