martedì, 29 novembre 2005

Sabato ho di nuovo battuto il mio record, stabile da circa un mese, in piscina. 50 vasche in 43 minuti, scarsi. Non che mi importi, non devo dimostrare niente a nessuno, però mi piace. Soprattutto lasciar cadere così l'informazione, nel mezzo del niente, insomma, è un numero che fa la sua porca figura. Quando ho cominciato, 4 anni fa, facevo 17 vasche ed ero morta. In 45 minuti, perchè un'ora intera mi sembrava un'esagerazione. Le prime vasche sono sembre un po' rabbiose, servono a scaricare i muscoli imbalsamati da troppo tempo davanti al pc, in posture rigide, ma non toniche. La parte divertente inizia dopo la ventesima vasca, quando prendo il ritmo, "rompo il fiato" come si dice. Allora le bracciate si fanno regolari, pacate, batto l'acqua con la giusta dose di energia, senza sprechi. Sottacqua sento bene il mio respiro, lo ritrovo puntuale, preciso. Mi sta simpatico.

E' che ormai gli spazi di miglioramento si riducono. Voglio dire, mica devo fare le olimpiadi, è un risultato di cui potrei accontentarmi. Anche considerata l'età, lo dico senza ironia. Ma so che cercherò in qualche modo di aggiungere qualche vasca, togliere qualche minuto.... Come domenica: la mattina mi sono svegliata con la voglia di fare il pane (faceva un freddo becco, c'era un bellissimo sole, ci mancava il profumo giusto per casa). Dopo il pane, già che il forno era caldo, ho fatto una torta, perchè la sera avrei avuto un paio di amici a cena. Poi ho pensato che i ragazzi se la sarebbero spazzolata prima, la torta, e allora, già che la cucina era tutta per aria, ne ho impastata un'altra e via, prima di mezzogiorno il pane e le 2 torte sfiatavano sul tavolo del pc. I miei colleghi mi hanno chiesto se mi drogo. No, ma per chi si sente un filo elettrico carico al massimo - o fai andare un, chessò, tosaerba, o vai in corto. Anche un frullatore, piuttosto che niente. Non lo faccio per nessuno, se non per me. Da quando mi sono liberata dalla sindrome del mulino bianco sono un altra persona, 50 vasche in 43 minuti sono niente al confronto. Però a volte il dubbio mi viene, che in qualche modo misterioso e benedetto il mio corpo produca sostanze psicotrope. Ma io non indago. Mi godo il momento e zitta. 

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categoria:still waters
martedì, 22 novembre 2005

La mia collega tedesca ha la faccia rotonda e gli occhi chiari, come si addice allo standard germanico. Ci vediamo ai sales meeting una volta al mese, saltuariamente lavoriamo su progetti comuni, lei con rigore teutonico, io sempre arrancando un po', the italian way. Poi la settimana scorsa ci è scappato di mano il discorso, e tra un progetto cross-media e l'altro si è infilata un po' di musica. Katja canta in un duo, gira i locali con un'amica e le chitarre, la sera. Una scrive i testi, l'altra la melodia, hanno anche inciso un cd, "Waiting for reply". Un po' Joan Baez e un po' Simon & Garfunkel. Non proprio il mio genere, ma piacevole per un viaggio in auto, e le voci sono belle. Le ho fatto i complimenti, se li meritava. Tre giorni dopo mi ha mandato il cd, ne posto qui un pezzetto, non appena imparo come si fa. Chi aspetta una risposta, e lo dichiara, si merita un po' di pubblicità.

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categoria:kind of music, secondo piano torre sud
domenica, 13 novembre 2005

Collane, bracciali e orecchini non entrano all'OPG di Reggio Emilia. Neppure gli orologi. Quando ci vado, la spogliazione inizia quindi al mattino, a casa: un gesto che ne significa un altro.

Roby era contento, ieri mattina. Poca gente ai colloqui, così ci siamo potuti parlare normalmente, senza dover alzare la voce e mischiare i nostri discorsi a quelli degli altri. Ci sono ragazzi stupendi qui dentro, hai detto. Anche quelli che hanno ucciso, anche chi ha incendiato un bosco per mancanza di senso del limite. Non tutti ce la fanno a sopportare, qualcuno lo senti gridare di notte, grida e bestemmia, o si taglia le vene a morsi, o si beve il flacone di bagnoschiuma - perchè altro non ha, altro non entra qui dentro (perfino i libri - solo paperback, le copertine rigide sono considerate pericolose).
I ragazzi dell'OPG hanno messo in piedi uno spettacolo. Roby è oroglioso, mi recita a memoria la sua parte. "Monica è bravissima, ci insegna un sacco di cose". Vi ha perfino portato a mangiare una pizza, dopo lo spettacolo - tu, e 6 tuoi compagni. E 10 guardie al seguito. Mi chiedo quale pizzeria vi abbia mai accolto, e con che sguardi, un così strano gruppo di clienti. "Il 20 si replica. In una chiesa, qui a Reggio."
Poi il discorso torna difficile. Mi hai indicato il tavolo che ci divideva: "Ecco, la mia cella è grande così. Ci stiamo in due, ma non possiamo stare in piedi contemporaneamente. Abbiamo 0,45 metriquadri a testa." Non riesco a sorridere, non faccio commenti. Cerco di non sentire la pena che sento. Cerco di non immaginare quanto siano grandi 0,45 metriquadri. E allora tanto vale affrontare il discorso. "Tra due settimane, il processo." Ti dico di stare tranquillo, che andrà tutto bene. Non è che non ci creda, è che vorrei alzarmi e portarti via. Fare ciao ciao alla guardia con la mano, prendere le tue cose, senza fretta, salutare gli amici e uscire, tenendoti sottobraccio. Fa freddo, quindi allacciati bene il cappotto, attraversiamo il cortile di cemento, al cancello la guardia ci controlla: tutto a posto, ci saluta ed ecco siamo fuori, in strada, senza più voltarci.

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categoria:opg
venerdì, 11 novembre 2005

Baricco esce oggi con il nuovo libro http://questastoria.fandango.it/home.asp – e già dalle prime righe è una storia che rapisce, è una magia che ha odore, sapore, suoni…… Vien voglia di mollare tutto e scappare da qualche parte.

"Sia clemente il castigo, per tanto spreco. E accorto l’angelo che veglia sulle nostre solitudini." (AB)

 

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categoria:reading in progress
venerdì, 04 novembre 2005

Oggi ho stretto la mano a un muratore. Da tempo non toccavo mani così ruvide, con una stretta che non nascondeva, suo malgrado,  la forza a cui è abituata. In una stretta di mano già si può leggere una storia, è scritta nella sua morbidezza o asperità. Mi piacciono le mani sporche: muratori, imbianchini, fabbri, metalmeccanici... Il lavoro manuale (o dorsale, come lo chiama Erri de Luca) porta così le sue medaglie. Le mani pulite di bancari e impiegati hanno meno da raccontare.

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