domenica, 30 ottobre 2005

Questa cosa dell'internet gratis non finisce di convincermi. Voglio dire: ho 4 caselle di posta (una per portale, per non far torto a nessuno...), spazio per le mie foto su Flickr, quando mi sposto per lavoro carico le mie presentazioni da qualche parte in rete, per esempio su yahoo, uso il messenger per lavoro, gli amici, perfino per chiacchierare con i figli il pomeriggio (non dovrebbero studiare???), leggo le news di tutto il mondo, sto in contatto con gli amanti di Springsteen e di Baricco, uso gli rss... ma alla fine chi paga? Non io, se si escludono i 32 euro mensili che verso a telecom per l'adsl. Me lo chiedo seriamente, quale sarà il business model in questo paese dei balocchi? A parte pochi fulgidi successi (aste, ecommerce, key-word adv), tutti gli altri che fanno? Beneficenza? Con la pubblicità i soldi sono ancora pochi (se il totale investimenti pubblicitari fosse una torta di 4 piani spessi una spanna, la quota di internet sarebbe più o meno la ciliegina rossa in cima. Puramente decorativa). Informazioni a pagamento anche meno (perchè pagare per qualcosa che posso avere altrove gratis?). Servizi a pagamento, certo, tipo porno, suonerie ecc. - quanto vuoi che guadagnino?

Non lo so, sono perplessa. Quella della beneficenza mi sembra ancora la spiegazione migliore. Ad ogni buon conto, io ringrazio. Per pagare c'è sempre tempo.

 

postato da: BellaLu alle ore 17:18 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 29 ottobre 2005

Quella storia dei quadri, che "stanno su per anni, poi - fran! cadono giù" a casa mia è successa ieri. Sono tornata a casa e il "quadro" - nella fattispecie un grande piatto di terracotta smaltata, decorato in giallo e nero, spesso e lucido, comprato in Marocco - era a terra in cento pezzi. Ho pensato ai ladri, poi al gatto, poi a una lite tra i figli... più facile che non credere che un chiodo - un attimo identico a milioni di attimi decida che non ce la fa più, e molli.
Se succedesse più spesso, potremmo tutti sentirci più giustificati dal fare altrettanto: mollare all'improvviso qualcosa che teniamo su da anni, un'abitudine, un gusto, un taglio di capelli. Senza un motivo apparente, senza dare spiegazioni.
Ho raccolto tutti i pezzi in una scatola, anche i più piccoli frammenti: se un giorno avrò voglia di giocare con un puzzle tridimensionale avrò da divertirmi. E poi so di averlo già fatto una volta, coi pezzetti della mia vita. Questo non può essere più difficile.

postato da: BellaLu alle ore 22:20 | Permalink | commenti (2)
categoria:
mercoledì, 26 ottobre 2005
Ho da poco compiuto gli anni. Brindato in varie feste, con diversi gruppi di amici. Cucinato per 4, poi per 20. Il sabato eravamo una trentina, ma mi è toccato solo un tiramisù gigantesco. Gli anni si sommano, gli amici si moltiplicano. Sono una ragazza fortunata. Se non fosse per i figli impietosi che alla parola ragazza se la ridono come matti, sarei anche una ragazza più felice. Quest’anno non mi hanno fatto neanche il regalo, nemmeno un biglietto d’auguri. Canaglie. E io che li amo.
postato da: BellaLu alle ore 20:49 | Permalink | commenti
categoria:i s-cetc
lunedì, 24 ottobre 2005

Ecco, l’ho fatto. Dopo aver leggiucchiato i blog di sconosciuti totali, colleghi, amici, provando in lenta successione sentimenti di imbarazzo, poi apprezzamento, perfino invidia, e poi più niente, ho aperto questo blog. Forse che non lo sapevo che dietro gli occhiali spessi del collega del terzo piano poteva nascondersi un animo di aspirante poeta? O poteva davvero sorprendermi scoprire ci fosse tutta una vita di casini, guazzabugli medievali di sentimenti controversi, banali quotidianità così identiche alle mie dietro la faccia da facciata che mi porge il biglietto da visita in un meeting di lavoro? Dai, non sono mica nata ieri. Apro un blog, e non mi sento né meglio né peggio, è solo che mi va di farlo. Parto senza una meta. Non come in montagna, quando pianifichi il percorso, decidi le tappe, calcoli i tempi, prepari con cura uno zaino dove non mancano le calze di ricambio e un poncho impermeabile, che non si sa mai. No, lo scopo non è vedere luoghi nuovi, casomai vedere con occhi diversi. La mia psicoterapeuta (Simona) mi aveva messo in guardia: ragionare sulle cose, scavare i fatti, può essere un’attività pericolosa, o semplicemente fuorviante. Cercherò quindi di attenermi alla superficie, di scrivere per scrivere e per nient’altro. Simona si sentirà sollevata.

postato da: BellaLu alle ore 22:21 | Permalink | commenti (1)
categoria: